Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi li sa ascoltare, conosce la verità (Hermann Hesse)


Ho terminato di leggere anche il secondo libro preso in biblioteca. É un libricino piccino di sole 94 pagine che trasudano di un di un grande amore nei confronti degli alberi, una raccolta di poesie e racconti autobiografici di Hermann Hesse, l’autore, che sembrano tratte dal suo diario, dal suo rapporto quasi intimo con faggi, castagni, tigli, betulle e persino con alberi spezzati.
Ne “il canto degli alberi” emerge tutta la sensibilità di Hermann Hesse nei confronti della natura, di tutti gli esseri viventi e soprattutto di questi “predicatori più persuasivi” che “affondano le loro radici nell’infinito”.
Non ho scelto a caso di leggere questo libro. Nutro una grande ammirazione per lo scrittore tedesco che decise di ritirarsi a vivere in Canton Ticino, a Montagnola, dove, pur continuando a scrivere, si dedicò al giardinaggio come una pratica meditativa.
Come lui amo gli alberi, ne accarezzo i tronchi, parlo a loro e ho la sensazione di percepire ciò che vogliono comunicarmi. Quando sono in giro in auto, dal mio finestrino da passeggero la mia attenzione è catturata non dai panorami ma dagli alberi, solitari o in piccoli filari, dalla luce che filtra tra le loro fronde, dalle nuvole che giocano a nascondino con le loro chiome.
Gli alberi mi mi hanno insegnato l’impermanenza, ad accettare che ogni fase della vita la si deve vivere con naturalezza, accettando ciò che la vita dà e toglie per poi tornare a donare e soprattutto a non aver paura dei cambiamenti, perché tutto cambia, tutto muta.


Amo osservare gli alberi vicino a casa, che posso tenere d’occhio dai balconi e che ormai sono diventati i miei amici silenziosi, come la bellissima e rigogliosa betulla del vicino che dona alla nostra camera da letto il verde della sua chioma, pianta legata alla luce e alla saggezza ed è proprio quest’ultima che percepisco dalla sua presenza.
Dall’altra parte, dal soggiorno, vedo il mio amico ciliegio, solitario e abbandonato a se stesso anche se dimora all’interno di una proprietà. Mi dona bellissimi fiori in primavera e in estate le sue ciliegie vengono apprezzate solamente dai tanti merli e tordi che se ne cibano, un andirivieni svolazzante che sin dalla mattina mi allieta con i loro canti.
Qualche piccolo albero l’ho voluto anche sui nostri balconi per instaurare con loro un rapporto ancor più intimo. Due alberi di giada, associati alla protezione spirituale, un Euonymus japonicus, arbusto presente in Giappone nei giardini zen per trasmettere energie positive, un ulivo bonsai sul quale stanno crescendo tanti frutti, un alloro dalle foglie preziose per gli usi in cucina ed infine il nostro limone, che dopo una rigogliosa e profumata fioritura primaverile ora custodisce piccoli frutti che spero riescano a giungere a maturazione. Con questa pianta, associata al chakra del plesso solare, ho un rapporto particolare. Adoro entrarne in contatto strofinando le sue foglie morbide tra i polpastrelli delle dita e ricevere in dono quel profumo naturale che mi trasmette gioia e positività.
Alberi piccoli o maestosi che ammiro, maestri silenziosi di tante lezioni di vita, amici sinceri e generosi.
Desidero terminare con un’altra citazione di Hermann Hesse tratta da “Il canto degli alberi”, un’esortazione ad accettarsi per quello che si è, senza voler assomigliare a qualcun altro, perché come ogni albero insegna, noi siamo unici e dobbiamo esserne fieri:

Chi ha imparato ad ascoltare gli alberi non desidera più essere un albero. Non desidera essere altro che quello che è. Questa è la patria. Questa è la felicità.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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