Eccomi qui nel primo giorno del 2026, vestita di arancione, che insieme al giallo è il mio colore preferito, simbolo di energia, entusiasmo, gioia e ottimismo, sentimenti con i quali mi appresto ad affrontare questo nuovo anno, indossando anche il braccialetto con i pendenti Yin e Yang e per orecchini due piccoli cerchi, Ensō in giapponese, simbolo di realizzazione e completezza della nostra vera natura di esseri umani, una sorta di augurio per quello che vorrei si realizzasse nel mondo nel 2026, raggiungendo la pace e che i popoli capissero che siamo nati per vivere in armonia con tutti gli esseri senzienti, senza supremazie, vincitori e vinti. Abbiamo salutato la transizione dal vecchio al nuovo anno assistendo ai 108 rintocchi di campana del Centro Zen Anshin secondo l’antica tradizione del Joya-no-Kane, l’usanza giapponese in cui la campana del tempio viene suonata 107 volte il 31 dicembre e ancora una volta quando l’orologio batte la mezzanotte a Capodanno, quest’ultimo una sorta di purificazione dai problemi e preoccupazioni dell’anno precedente. Anche se il 2025 ci ha portato via il nostro Kimi, sono comunque grata per tutto ciò che mi ha donato, per aver realizzato alcuni miei desideri, per avermi fatto riabbracciare i miei cugini del Wisconsin e incontrare per la prima volta mia cugina Sarah e il marito Randy da Laguna Beach. E proprio da Sarah ho ricevuto gli auguri per il nuovo anno più belli e pieni di sentimento, di cui voglio condividere un passaggio molto significativo: “La Statua della Libertà fu collocata nel porto di New York nell’ottobre del 1886, quando mio nonno italiano aveva 4 anni. La Statua della Libertà è da tempo riconosciuta come simbolo di benvenuto per gli immigrati che arrivavano via mare, ed è così che i miei nonni arrivarono in America: mio nonno paterno nel 1910, mia nonna paterna nel 1922. Il nuovo anno che sta per iniziare è l’Anno del Cavallo nello zodiaco cinese, ma vorrei intitolarlo l’Anno dell’Immigrazione. Il mio desiderio per il nuovo anno è che l’America rivendichi e onori le sue origini di immigrazione e ricordi che oltre a bistecche e patate, amiamo gnocchi e gelato, kimchi e kombucha, biscotti e cavolo nero, pho e pad Thai, sushi e saag paneer, halal e hummus, halvah, zuppa di tahini e matzo ball, birria e guacamole, dal bhat, sofkee, croissant e crème brûlée. Tutti sono destinati ad avere un posto a tavola. Ogni prosperità, afferma l’autrice Robin Wall Kimmerer, è basata sulla reciprocità.”
Condividendo questa riflessione, auguro a tutti un Nuovo Anno di salute, serenità a gioia!
Emanuela Trevisan Ghiringhelli


Lascia un commento