Vecchio scarpone quanto tempo è passato, quanti ricordi fai rivivere tu…


Non ero ancora nata nel 1953 questa canzone veniva presentata da Gino Latilla e Giorgio Consolini al Festival di Sanremo, ma la conosco molto bene, me la cantava sempre mio zio quando ero piccina.
Mi è tornata alla mente improvvisamente come un lampo in un momento di qualche tempo fa, mentre con Fulvio stavamo riordinando il garage e abbiamo scovato i nostri vecchi scarponi da montagna ormai inutilizzati da oltre un decennio.
Anche quando abbiamo traslocato nel 2018, pur consapevoli che non li avremmo più usati, non avevamo avuto il coraggio di sbarazzarcene, forse per quel legame affettivo che ci legava, insostituibili compagni di indimenticabili escursioni ad alta quota che ci hanno insegnato ad amare la montagna.
Questa volta invece, con i rispettivi scarponi tra le mani, ci siamo guardati in silenzio e abbiamo trovato il coraggio di metterli nel bidone per la raccolta differenziata, cercando di reprimere il magone per questo distacco, un pò per il valore affettivo e la triste consapevolezza che ormai il nostro fisico non ci consente di fare trekking.
Ci restano solo tanti ricordi, impressi nelle fotografie, nei video, ma soprattutto nei nostri cuori, ricordi indelebili e che mi fanno ancora emozionare nel rivederli.
Dalle Alpi Salisburghesi e di KItzbühel, meta delle escursioni fatte nei 10 anni di vacanze trascorse a Sankt Ulrich am Pillersee in Austria, come testimonia la foto di copertina mentre salivamo sulla vetta del Mitterhorn, montagna del gruppo Loeferer Steinberger, al trekking fatto tra i piccoli laghi alpini dell’alta Val Leventina e sui sentieri del Lucomagno (Svizzera).

Ma i ricordi più belli e le escursioni più intense sono quelle fatte nel versante valdostano del Parco Nazionale del Gran Paradiso, percorsi duri, impervi ma dall’impagabile bellezza naturalistica e faunistica. Quella più emozionante in assoluto è stata la salita al bivacco del Money in alta Valnontey, un panorama impagabile sul ghiacciaio della Tribolazione, branchi di stambecchi dovunque e per nulla disturbati dal nostro passaggio, che continuavano a brucare licheni e germogli mentre noi, seduti su un sasso, gustavamo il nostro pranzo, un panino con la Fontina Valdostana. Non potevamo chiedere di più in quel momento.
Grazie ai miei scarponi ho imparato ad acquisire sicurezza sui sentieri, su cenge e pietraie, nell’attraversamento dei torrenti. Mi fidavo di loro e non mi hanno mai tradito.
Ma al di là di questo amarcord, sarò sempre grata a Fulvio per avermi fatto avvicinare alla montagna con tanta pazienza, mi ha insegnato a muovermi, ad affrontare e superare i pericoli che inevitabilmente si presentano a chi fa trekking in alta quota. Con lui al mio fianco mi sono sempre sentita sicura, ho imparato a non prendere troppa confidenza con la montagna, a rispettarla oltre che amarla, a camminare nel suo contesto in una sorte di perpetua meditazione, controllando ogni mio passo e movimento in consapevolezza in quella che è stata e sarà sempre una maestra di vita che mi ha messo alla prova tante volte.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

Su ↑