Dio non ha mai fatto una ricreazione più tranquilla, silenziosa e innocente della pesca con l’amo (Izaak Walton)


Tra i ricordi della mia infanzia c’è anche la pesca. Non che la praticassi, bensì zio Alfredo, spesso in compagnia di mio papà, mi portavano con loro quando andavano a pescare. La sveglia suonava a notte fonda per raggiungere la meta che era sempre la stessa, il Canton Ticino, talvolta sul lago Ceresio a Gandria poco lontano dalla dogana, o sul fiume Maggia in prossimità della foce nel lago Maggiore, oppure sul lago Ritom, nei pressi di Altanca nella splendida Val Leventina. Mi piaceva osservarli mentre preparavano la lenza, in religioso silenzio sceglievano il galleggiante poi l’esca, spesso naturale e a volte artificiale, che attaccavano con molta meticolosità all’amo. Dopo aver verificato che il mulinello funzionasse bene, effettuavano il lancio e sempre rimanendo in silenzio, tenevano la canna ben ferma e lo sguardo fisso sul galleggiante finché questo non veniva inghiottito dall’acqua, il che lasciava supporre che un pesce avesse abboccato. Poteva essere trascorso un tempo breve o lungo dal lancio, rimanevano comunque sempre in silenzio, che veniva rotto solo nel momento in cui, preso un pesce, lo staccavano dall’amo.
Penso che la pesca sia una pratica molto zen, che insegna in modo naturale la presenza mentale, la costante attenzione, ovvero la presenza nel Qui e Ora, la consapevolezza applicata ad ogni azione.
Non sono l’unica a pensarla così. Già nel XVII secolo, in tempi in cui lo Zen non era ancora conosciuto in occidente, lo scrittore britannico Izaak Walton nel suo libro Il pescatore perfetto, titolo originale The Compleat Angler, paragonò la pesca a una filosofia di vita quasi spirituale, una pratica meditativa che favorisce la connessione con la natura.
Ancora oggi mi piace osservare da lontano i pescatori immersi in scenari che donano tranquillità. Piccoli protagonisti che quasi si perdono in tanta bellezza dei panorami lacustri, assorti nel silenzio rotto solamente dal melodioso canto degli uccelli e dal dolce e flebile suono dell’acqua mossa dal vento.

Un vecchio pesca
lago mosso dal vento
una nube ride

Anche oggi mi ho composto un haiku.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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