É sempre bello e gratificante quando delle amiche ti chiedono di voler visitare la mostra “Giorgio Casali fotografo – Paesaggi pubblici e privati” e di essere accompagnate per capire meglio quel modo quasi sentimentale di fotografare sia oggetti di design e architetture che stavano per scrivere la storia della rinascita italiana del secondo dopoguerra. Sfidando una forte pioggia battente e una temperatura che non lascia presagire la primavera ormai alle porte, eccoci qui, coccolate dalle mure di quella che nel medioevo era solo una torre di avvistamento del XII secolo, quindi trasformata nel ‘700 dal marchese Giuseppe Castiglioni e dalla moglie Paola Litta in villa di delizia e dal 1995 è sede del Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Varese. Non so quante volte abbia visitato questa mostra inaugurata lo scorso 20 settembre, ormai conosco a memoria quegli scatti che mi emozionano tutte le volte che li osservo e questa volta, circondata da un gruppo di amiche, il racconto della visione di zio Giorgio nell’enfatizzare i soggetti che fotografava era più fluido e naturale del solito, facendo conoscere anche quegli architetti ritratti non solo per il nome riportato sulla targhetta descrittiva. Da Richard Neutra, che ha trasformato l’architettura della costa californiana con le sue costruzioni, a Paolo Vietti-Violi, che si è dedicato all’architettura sportiva firmando molti ippodromi italiani e nel mondo, Max Huber, il designer svizzero protagonista di opere grafiche ancora oggi in uso per la loro singolarità, come il logo realizzato nel 1948 per la nascente testata de Il Sole 24 Ore, per Borsalino, nel 1950 per i gradi magazzini de La Rinascente e nel 1955 per Coin, infine nel 1957 per la catena Supermarket Italiani (ora Esselunga). Ho lasciato per ultimo Ettore Sottsass, architetto industriale, che grazie ai suoi progetti per Olivetti, come la famosa calcolatrice Summa 19 e l’iconica macchina da scrivere rossa Valentina, ha strappato un sorriso a noi “ragazze” che abbiamo iniziato a lavorare negli anni ’70 utilizzando gli strumenti da lui firmati per la famosa azienda di Ivrea.



L’ultima sala, quella con le fotografie dedicate a Milano con le bellissime immagini del grattacielo Pirelli e della Torre Velasca, è forse quella che ha suscitato in tutti più emozioni. Due architetture moderne in cemento armato realizzate negli anni ’50 che svettano su edifici storici e quei tetti della vecchia Milano che ora non ci sono più. Desidero ringraziare chi ha voluto condividere con me quella che è stata l’ultima mia visita a questa mostra che tanto ho sognato di portare a Varese e alla fine sono riuscita a realizzare il mio desiderio. Era il 26 maggio del 2023 quando con l’amico Simone varcavamo la soglia dell’ufficio dell’Assessore alla Cultura del Comune di Varese per proporre una mostra dedicata a Giorgio Casali e ricevendo un riscontro positivo. Da quel giorno si è messa in moto la macchina per lo sviluppo e realizzazione del progetto con IUAV, Comune di Varese e Simone Marchesin, progettista della mostra e che ringrazio per aver fatto un lavoro davvero magistrale sia dal punto di vista espositivo e sostenibile, utilizzando materiali riutilizzabili per altri eventi futuri. Non da ultimo voglio ringraziare un fotografo d’eccezione, Federico di 6 anni, che ha voluto fotografare la mostra e non in modo casuale come farebbe un qualsiasi bambino della sua tenera età, bensì osservando attentamente i suoi soggetti prima di scattare con la sua personale macchina fotografica e, una volta esaurita la memoria, con lo smartphone della mamma. Mi piace pensare, o meglio desiderare, che crescendo possa continuare coltivare questa passione e diventare un professionista all’altezza di zio Giorgio.
Emanuela Trevisan Ghiringhelli


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