Quanto è bello il Lago di Varese! Una bellezza per nulla scalfita dalle sue piccole dimensioni di soli sedici chilometri di superficie, acque che nell’antichità vantavano una grande abbondanza di pesce e anche cacciagione presente grazie alle paludi.
Vi è traccia che già nel 1400 il lago di Varese ed i circostanti di Biandronno, Comabbio e Monate fossero una possibile fonte di reddito patrimoniale per lo Stato di Milano.
Nel Seicento si faceva obbligo ai pescatori del Lago Grande, così veniva chiamato, di fornire i prodotti ittici non solo a Varese ma anche in altri centri del Ducato, trasportandolo con carri trainati da cavalli al mercato Verzario di Milano, dove poi veniva distribuito ai vari banchetti di vendita. Ma la pesca non era la sola fonte di guadagno per il Ducato di Milano, anche la raccolta delle lumache in certi periodi dell’anno, che dovevano impreziosire banchetti luculliani con le loro carni magre, molti anni prima che lo chef francese Antonin Carême rese celebre l’escargot à la Bourguignonne.
La bellezza del suo specchio d’acqua e delle campagne circostanti gli permisero diventare presto meta di villeggiatura, come testimoniano gli affreschi realizzati in stile Gotico internazionale che adornano le sale a pianterreno del Castello di Masnago, dove si possono ammirare dame in gita in barca che si scambiano fiori e altre che giocano ai tarocchi.
Da quando il 23 giugno 1765 Maria Teresa d’Austria concesse con un decreto il feudo di Varese a Francesco III d’Este, ebbero inizio gli anni in cui le bellezze dei laghi varesini si fecero apprezzare da ministri, diplomatici, uomini di cultura, nobili e patrizi milanesi che fecero del territorio varesino la meta preferita per i loro periodi di villeggiatura. Nei diciassette anni in cui Francesco III d’Este fu Signore di Varese, contribuì allo sviluppo delle attività artigianali e commerciali, migliorando anche le strutture sociali ed urbanistiche della città.



Nei primi cinquant’anni del XIX secolo molte vicende cambiarono la vita dei laghi varesini, il più importante dei quali fu la vendita dal duca Antonio Litta Visconti Arese a tre nuovi proprietari, spezzando quindi quel legame con i Visconti, durato oltre duecento anni.
Uno degli avvenimenti più salienti della storia del Lago di Varese è datato 1863 con i primi ritrovamenti preistorici, che lo pose al centro di interessi culturali, scientifici ed artistici.
Per oltre mezzo secolo i Litta si erano occupati di rendere efficiente la pesca ed ora avevano introdotto l’uso di barche dalle caratteristiche simili alle gondole veneziane per organizzare gite all’isola Camilla.
Con un atto del notaio milanese Vito Missaglia dell’estate del 1865, il dott. Andrea Ponti di Gallarate, titolare di filande e tessiture di cotone, che aveva scelto come località di villeggiatura il colle di Biumo superiore, divenne proprietario del Lago di Varese e dell’isola Camilla per la quale aveva una particolare predilezione. La rese più accogliente con alberi pregiati e vialetti, fece restaurare il rustico che ospitò gli uffici dell’agenzia di pesca e un piccolo museo di reperti archeologici, facendo diventare presto l’isolino un centro culturale di ampia risonanza.
Eminenti scienziati si riunivano in convegni per discutere le recenti scoperte, in occasione dei quali i coniugi Andrea e Virginia Ponti organizzavano ricevimenti e banchetti con grande signorilità e fu proprio durante un congresso naturalistico tenutosi il 26 settembre 1878 che l’isolino venne ribattezzato per acclamazione con il nome di Virginia in omaggio alla gentile padrona di casa.
Fu il momento di maggior splendore per il lago di Varese e la sua isola era meta anche di studenti delle scuole del capoluogo per visitare il museo, gite culturali che spesso terminavano con un’abbondante merenda in allegria.
I Ponti rimasero proprietari fino alla sentenza emessa il 15 maggio 1901 che decretò l’accatastamento dei laghi varesini al Demanio, riconoscendo al Senatore Ettore Ponti, figlio di Andrea e Virginia, il diritto esclusivo di pesca.
Al di là degli interessi scientifico-culturali ed economici, il lago di Varese si stava guadagnando sempre più interesse come luogo di villeggiatura, attirando l’attenzione di artisti e scrittori che non rimasero insensibili della sua bellezza. Stendhal era solito ricordarlo nei suoi scritti, il pittore napoletano Formis, al secolo Achille Befani, vi dipinse il quadro “Una refezione sul Lago di Varese”, presentato all’Esposizione di Milano nel 1872 ed in seguito acquistato da Re Vittorio Emanuele II.






Gli inizi del Novecento fu un periodo molto fiorente per le iniziative e manifestazioni del lago.
Nel l’agosto del 1908 vennero organizzate da parte di alcuni varesini le prime gare di canottaggio sui laghi di Varese, sullo specchio d’acqua della Schiranna e di Ghirla in collaborazione con la Sezione Lombardo-Emiliana del Rowing Club, la Federazione R.N. e la “Gazzetta dello Sport” alla quale parteciparono le società Aniene di Roma, le meneghine Milano e Olona, la Ticino e Cristoforo Colombo di Pavia, Lario di Como, Adda di Lodi, Nino Bixio di Piacenza, Lecco di Lecco e una rappresentanza di pescatori di Varese, ai quali venne riservata una speciale competizione da disputarsi con barche da pesca. Il grande successo della manifestazione, che si concluse sul colle Campigli con un grande ricevimento al Kursaal che prevedeva la premiazione dei vincitori e uno spettacolo pirotecnico, fu da stimolo ad organizzare gare anche negli anni successivi, che solo la prima guerra mondiale interruppe.
Fu solo alla fine degli anni Venti che si pensò di fondare a Varese una società di canottaggio, della quale di fecero promotori un piccolo gruppo di clienti del Caffè Lombardi in Corso Roma, che diedero vita il 9 marzo 1927 alla Società Canottieri Varese, fondata con un esiguo capitale e lo scopo primario di promuovere il canottaggio quale attività sportiva della gioventù varesina.
Nei primi anni del Novecento anche la Società Macchi contribuì alla valorizzazione del lago di Varese con la costruzione di apparecchi idrovolanti, facendo diventare lo specchio d’acqua varesino uno dei maggiori centri per la sperimentazione dei nuovi mezzi aerei. Un accordo stipulato nel 1913 con la Società Anonyme des Etablissements Nieuport di Parigi e le Officine Automobili Wolsit di Legnano diede il via alla società varesina ad iniziare la produzione dei nuovi apparecchi alla Schiranna in un’officina meccanica con venti operai, inizialmente dedicata all’Esercito per la ricognizione aerea e due anni più tardi realizzò il primo idrovolante che venne sperimentato sul lago, il Macchi L.1, che raggiungeva la velocità massima di 110 Km/h e costruito nel tempo record di un mese e tre giorni.
Gli idrovolanti costruiti alla Schiranna da quella che ormai era diventata Aeronautica Macchi conquistarono diversi primati di velocità, per l’altitudine raggiunta e le lunghe distanze coperte senza scalo, oltre a vincere diverse edizioni della Coppa Schneider.
In seguito, nei locali del ristorante Pizzini della Schiranna, dove erano soliti riunirsi nelle pause di lavoro gli operai, collaudatori, tecnici e dirigenti della Macchi, venne costituita una scuola di pilotaggio che diede la possibilità a molti giovani di conseguire il brevetto di volo.
Sul finire degli anni Venti alcuni appassionati nella volovelistica, che si dilettavano sulla vetta del Campo dei Fiori, fondarono il Gruppo di Volo a Vela Varesino, che dopo vari sperimenti, diedero vita al primo volo collettivo di alianti nell’autunno del 1934, quando nove alianti, dopo essersi fatti trasportare dal vento per venti minuti, fecero un perfetto ammaraggio sulle acque della Schiranna.
Terminata la seconda guerra mondiale, un altro importante tassello per l’areonautica varesina venne completato con l’istituzione a Calcinate del Pesce il Centro Studi del Volo a Vela Alpino e la costruzione dell’aeroporto per volovelisti, attualmente considerato fra i più importanti di Lombardia.
Un piccolo lago dalla grande storia, che è purtroppo passato dai fasti di un tempo ad essere una grande pozza di acque morte. Per chi abita nei paesi sparsi sulle sue rive, il lago di Varese è un piccolo gioiello da amare, senza colpa né peccato per il suo destino malvagio, ma che ha dovuto subire inesorabilmente quel progresso che per mano dell’uomo che l’ha lentamente avvelenato e facendolo primeggiare unicamente come campo di regata internazionale nel canottaggio e la ciclopedonale.
Nel mio cuore avrà sempre un posto speciale, gli vorrò sempre bene per quello che è, ammirato per la sua bellezza, la tranquillità che infonde con i suoi silenzi, gli scorci, la natura e i magnifici tramonti che dona.
Desidero ringraziare le amiche Antonella e Caterina che mi hanno donato il libro “Vitalità e splendori del Lago di Varese” di Alba Bernard, appartenuto alla loro mamma e dal quale ho tratto le preziose informazioni per questo scritto. Corredato da bellissime immagini d’epoca e copie di testimonianze storiche, non voglio che rimanga un libro dimenticato nella mia libreria. Ritengo giusto che possa essere letto da altre persone innamorate di quel Lago di Varese raccontato con parole a tratti poetiche dalla compianta autrice e per questo nei prossimi giorni lo depositerò nello scaffale esterno della Biblioteca di Azzate, affinché tutti possano fruirne ed apprezzarlo quale preziosa testimonianza della storia del nostro territorio.
Buona lettura!
Emanuela Trevisan Ghiringhelli


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