Un’altra bella giornata di sole, la temperatura è gradevole e faccio un giro sui nostri balconi a controllare i miei vasi di fiori, ancora protetti dai teli in caso di gelate notturne.
Amo lasciare libera la natura di fare ciò che vuole. Nella ciotole delle primule la scorsa estate era morta una piantina e aspettavo la primavera per sostituirla. Durante l’autunno in quello spazio ormai libero è cresciuto del muschio, che donava una gradevole macchia di colore grazie alle copiose piogge e ho deciso di lasciarlo dimorare in quel vaso in cui aveva deciso di crescere.
Sono già sbocciate due primule e altri boccioli faranno altrettanto fra qualche giorno.
Mi soffermo nel silenzio mattutino ad ammirare i fiorellini dai petali a forma di cuore, le giovani foglie rugose con i boccioli che vi fanno capolino e poco più in là una moltitudine di sottili peduncoli sopra il letto di morbido muschio con all’estremità una sorta di piccolo sacchettino, forse pieno di spore che verranno rilasciate in seguito.

Il cinguettio del merli mi fanno compagnia e assorta in questa sorta di contemplazione della natura primaverile, tutti i pensieri che affollano la mia mente volano via, donandomi un senso di leggerezza e freschezza, ammirando la mia ciotola, nella quale in un lembo di terreno lasciato libero da una piantina morta, è tornata naturalmente la vita.
Quel filo sottile che ho cucito addosso e che mi lega al Giappone e alla filosofia di vita del suo popolo, mi ha fatto imparare un nuovo termine millenario, hanami formato da hana 花 “fiori” e mi 見“guardare”, ovvero guardare i fiori, la stessa contemplazione tradizionale giapponese di godere della bellezza della fioritura primaverile dei fiori di ciliegio.
Alla fine tutti noi possiamo ritagliarci un momento di hanami anche tra le mura domestiche, osservando il risveglio primaverile della natura nei nostri giardini o semplicemente nei vasi di fiori.
Emanuela Trevisan Ghiringhelli


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