A Pasqua fatevi una scorpacciata di uova, simbolo universale di vita e lasciate vivere gli agnelli!


La Pasqua è una festività che mi mette sempre molta tristezza e disagio, al di là del senso religioso che rispetto.
Nel ventunesimo secolo non dovrebbe più esistere un’usanza che altro non é che un’efferata mattanza di agnelli e capretti di soli 30 – 40 giorni di vita, strappati alle madri e sgozzati, una tradizione che, ahimè, ha origine nella Bibbia, precisamente Antic o Testamento nel libro dell’Esodo (12, 1-9):
Ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per consumare un agnello, si assocerà al suo vicino, al più prossimo della casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello, secondo quanto ciascuno può mangiarne. Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo serberete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case, in cui lo dovranno mangiare. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Non lo mangerete crudo, né bollito nell’acqua, ma solo arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere. Non ne dovete far avanzare fino al mattino: quello che al mattino sarà avanzato lo brucerete nel fuoco. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la pasqua del Signore!
Ma questa non è la mia Pasqua.
L’uovo e non solo di cioccolato, dovrebbe essere il re assoluto dei pranzi pasquali, in quanto da sempre simbolo di vita, rinascita e permette di assicurare la successione della specie. Sin dai tempi degli Egizi, quando le stagioni scandivano ancora i periodi temporali, era tradizione scambiarsi uova decorate per l’equinozio di primavera, che sanciva l’inizio del “nuovo anno”. Sempre nella cultura egiziana era considerato anche simbolo della nascita dell’Universo, da un uovo partorito dal becco della grande anatra Knef, le cui metà del guscio avrebbero dato origini a cielo e terra. Anche nell’alchimia l’uovo è simbolo dell’origine primordiale del mondo, il cui guscio rappresenta la terra, il tuorlo il fuoco, l’albume l’acqua ed é l’aria ciò che li avvolge e li mantiene integri.
Omne vivum ex ovo, tutti i viventi nascono da un uovo, quindi che si celebri la Pasqua pranzando con menù a base di uova, lasciando a capretti ed agnelli il diritto di vivere, crescere, diventare adulti e di pascolare serenamente come il gregge ritratto nella mia foto. Ma non solo loro, tutti i cuccioli hanno il diritto di vivere.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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