Il senso dell’umorismo è la capacità di capire uno scherzo e che lo scherzo è se stessi (Clifton Fadiman)


Circa un anno fa ho ritrovato in Facebook una cara amica, Anna e ho voluto condividere con lei alcune foto che ci ritraevano insieme e scattate in occasione di una bella ed indimenticabile vacanza che abbiamo trascorso nel 1990 con la sua famiglia a Sankt Ulrich am Pillersee nel Tirolo austriaco. Sfogliare quell’album è stato un momento anche di tristezza, perchè Roberto, suo marito, nonché amico ed ex collega non è più tra noi, ma anche un turbinio di ricordi di quei giorni spensierati trascorsi in sua compagnia, la sua affabilità, i suoi modi di fare, la sua grande fiducia in quanto gli si dicesse e mi sono venuti in mente anche gli innumerevoli scherzi che per anni gli abbiamo fatto il 1° aprile. Ogni volta ci cascava e ripeteva “l’anno prossimo non provateci perchè non ci casco più”, ma puntualmente ricascava nei nostri scherzi a volte perfidi. Era un bell’ambiente di lavoro quello della mia prima esperienza lavorativa. Con Daniela, mia coetanea ed assunta a pochi mesi dal mio primo giorno di lavoro, con Claudio, altra mente diabolica nell’escogitare scherzi, con Anna l’ultima arrivata e Frank, che spesso di prestava a fare da spalla al malcapitato. Il primo scherzo risale al 1990, l’anno della Guerra del Golfo. Roberto era un Alpino e spesso gli capitava di confidarci che come tale, se ci fosse stata un’eventuale chiamata alle armi per il conflitto bellico, sarebbe partito volentieri. Questo suo desiderio ci diede il la per escogitare il nostro pesce d’aprile. In quei giorni il Distretto Militare di Como scrisse una comunicazione a mio marito, mi venne d’istinto di conservare la busta che fu aperta con molta cura per essere riutilizzata. Un’etichetta adesiva con l’indirizzo di Roberto sostituì quello manoscritto e ora bisognava pensare “la chiamata alle armi” scritta su una lettera “ufficiale” ottenuta fotocopiando la testata della lettera originale, cancellandone accuratamente destinatario, data, oggetto e testo. Iniziammo la comunicazione con una solenne castroneria, “con Regio decreto del Presidente della Repubblica…” , che avrebbe rivelato a un lettore attento che si trattava di uno scherzo, ma per Roberto, che stava per realizzare il suo desiderio, non fu così e il giorno in cui ricevette la lettera (recapitata ovviamente il 1° aprile) si presentò in direzione, esibendola, per comunicare la sua imminente partenza per il fronte. L’anno successivo andammo con mano più pesante, con uno scherzo “strutturato” che ebbe inizio a gennaio, quando una telefonata di un presunto incaricato della giuria popolare del Festival di Sanremo, gli chiedeva se fosse disposto a votare telefonicamente nell’edizione che si sarebbe tenuta a febbraio e comunicandogli che se avesse accettato, sarebbe stato esentato a pagare il canone TV dell’anno successivo. Ovviamente e alla luce di un risparmio sicuro, Roberto accettò. Nelle serate del Festival ricevette le varie telefonate da “incaricati” diversi per raccogliere il suo voto e per noi questa si rivelò la parte più difficile. Recuperammo quindi il logo del Festival di Sanremo e con l’aiuto della fotocopiatrice, creammo un cartoncino d’invito a presentarsi il 1° aprile presso la RAI di Corso Sempione di Milano, dove, in occasione di un evento alla presenza del vincitore, avrebbe ricevuto il voucher per l’esenzione del pagamento del canone TV. Anche la busta predisposta per contenere l’invito riportava il famoso logo e venne imbucata da mia madre nella cassetta delle lettere di Corso Sempione, in modo che riposasse il corretto timbro postale. Il giorno e ora stabiliti Roberto si presentò all’usciere della RAI esibendo il suo invito, ma purtroppo non c’era nessun evento. Il giorno dopo arrivò in ufficio furibondo, dicendo che se avesse preso chi gli aveva fatto quello scherzo, avrebbe fatto una strage, lasciandoci basiti che, memore del pesce d’aprile dell’anno precedente, non avesse sospettato di noi e comunque non confessammo di essere i colpevoli. A questi due scherzi eclatanti ne seguirono altri, meno pesanti ma comunque ben organizzati. Una bolletta della Telecom milionaria, con il dettaglio delle telefonate a delle hot-line 144, oppure una lettera dall’INPS che gli comunicava che i contributi del suo primo datore di lavoro (dati rilevati minuziosamente da Claudio dal suo libretto di lavoro) non erano stati versati. Gli ultimi scherzi furono più soft, tipo mettergli una banana nel tubo di scappamento oppure andare sotto casa durante la pausa pranzo in un 1° aprile di pioggia intensa, staccare i tergicristalli dell’auto e farglieli trovare nella bacheca dell’officina con l’avviso di vendita in offerta speciale. Mi mancano tanto queste bischerate e non passa anno che come oggi il mio ricordo non vada a Roberto, al suo senso dell’umorismo, un grande collega e soprattutto un amico che non dimenticherò mai.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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