Nostalgici ricordi…


Ogni tanto mi prende la voglia di rispolverare i ricordi d’infanzia. Prendo in grembo un vecchio album di fotografie, piccino con la copertina ricoperto di stoffa rosa, un regalo di zia Nanda, la mia seconda mamma. Sento il profumo delle pagine di cartoncino bianco latte intercalate con dei leggeri fogli di carta peramina, mentre le faccio scorrere tra le dita. Foto in bianco e nero di quasi sessant’anni fa, scattate in quella Milano che mi ha dato i natali e ha accompagnato la mia crescita fino all’adolescenza. Mi sorprende come ogni fotografia suscita in me ancora un vivido ricordo, come se il tempo si fosse fermato e mi fa sentire ancora di più la mancanza di quelle persone che ormai non ci sono più.
Arrivo all’ultima pagina e lì trovo una fotografia della mia classe, la 3° C della Scuola Elementare Dante Alighieri di Via Mac Mahon, scattata nella palestra. Mi cerco, sono terza da destra della fila centrale, quella riservata alle più alte. Mi sforzo di ricordare i nomi delle mie compagne, ma ne rammento solo alcuni. Come eravamo belle con il nostro grembiule bianco ed il fiocco blu, una sorta di divisa che proteggeva e nascondeva l’abbigliamento di ognuna di noi, facendoci sembrare ai nostri occhi tutte uguali e senza discriminazioni nei confronti di chi proveniva da famiglie meno abbienti. Provo un pò di rammarico nel constatare che nella foto manca la nostra maestra, la Signora Maria Coppini, colei che reputo la migliore insegnante di tutto il quinquennio, l’unica che instaurò con noi un bellissimo rapporto da seconda mamma.
Erano i tempi in cui ci si alzava in piedi tutte le volte che le insegnanti entravano ed uscivano dalla classe, alle quali ci rivolgevamo sempre chiamandole “Signora maestra” ed avevano tutto il nostro rispetto nonostante a volte ci davano brutti voti o note sul diario.
Chiudo l’album e mentre lo ripongo il mio pensiero va inesorabilmente alla scuola dei nostri giorni. Non esiste più il grembiule, maestre che vengono chiamate per nome dagli allievi, alle quali si rivolgono dando loro del tu e alle quali oggi viene richiesta una laurea per insegnare, mentre ai miei tempi bastava un diploma magistrale ed erano degli ottimi docenti.
Penso agli alunni, tutti dotati di smartphone ma che faticano a manoscrivere una pagina di quaderno in stampatello, perché il corsivo ormai non è più di moda.
Anche se sono cambiati i tempi, vado fiera e sono felice di aver vissuto la scuola dei favolosi e indimenticabili anni ’60.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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