Nulla è perduto, alla fine tutto torna…


Quando uno scatto ti ricorda un tassello importante della nostra vita. È il caso di questa fotografia che ho trovato tra i ricordi di mia suocera. É l’unica stampa rimasta e dopo quasi trent’anni e un trasloco di mezzo, anche il negativo è andato perso. Potrà sembrare una fotografia come tante, invece racchiude quattro anni di vita di Fulvio e mi emoziona ancora oggi osservarla.
Siamo all’inizio del 1990, una limpida domenica mattina di gennaio decidiamo di fare un pò di trekking sul Monte Gambarogno, nella vicina Svizzera, per godere dell’impagabile panorama sulle Alpi e lago Maggiore. C’era ancora parecchia neve ed eravamo preparati a questa evenienza. Camminando in costa nelle ore più calde della mattinata, improvvisamente la gamba destra di Fulvio era sprofondata in circa mezzo metro di morbida coltre nevosa, una situazione che al momento ci ha fatto sorridere. Qualche giorno dopo, aveva iniziato ad accusare un pò di dolore e i continui piegamenti quotidiani del suo ginocchio, dovuti al lavoro di idraulico, hanno peggiorato in poco tempo sia la mobilità e le fitte. Fatti gli accertamenti del caso, la diagnosi è stata rottura del menisco mediale, quindi lista d’attesa presso l’Ospedale di Varese ed intervento in artroscopia effettuato il 7 dicembre dello stesso anno.
Terminata la riabilitazione, il dolore si è riacutizzato, diventando sempre più insopportabile, così pure la mobilità dell’arto, al punto di non potersi più piegare. Alle varie visite di controllo in ortopedia il responso era sempre lo stesso: “ci vuole pazienza, l’intervento è riuscito perfettamente”, ma il dolore ormai era insopportabile. Fulvio all’epoca aveva 34 anni e, pur a malincuore, ha dovuto prendere una decisione drastica: cambiare attività dopo quasi vent’anni di un lavoro che lo gratificava. Nei primi mesi del 1991 era stato assunto in un’officina meccanica come tornitore, una mansione che non aveva mai svolto e tanto meno aveva mai visto un disegno, ma bisognava fare di necessità virtù e non solo rimboccandosi le maniche, ma buttandosi a capofitto per imparare a svolgere il suo nuovo lavoro, che comunque lo portava a stare in piedi almeno otto ore al giorno.
I dolori non lo abbandonavano e abbiamo iniziato a consultare diversi ortopedici, senza mai ottenere una diagnosi certa e tanto meno risolvere il problema. Passa qualche anno e durante il periodo di ferie del 1994, su consiglio di un conoscente, ci siamo rivolti al primario dell’Istituto Ortopedico e Fisioterapico di Lanzo d’Intelvi, che dopo aver consultato semplicemente l’esito della risonanza magnetica, ha spiegato a Fulvio che l’intervento di meniscectomia non era stato effettuato correttamente, generando in seguito una forte infiammazione che aveva provocato una crescita eccessiva della membrana sinoviale che gli aveva “legato” il ginocchio al punto di non poterlo flettere, situazione che avrebbe risolto con un semplice intervento che ha subito il 4 ottobre 1994 e perfettamente riuscito. Oltre a non avere più dolore, questo significava tornare a svolgere le attività che amava.
La prova del nove è arrivata il 9 dicembre, poco più di due mesi dopo, quando decidiamo di andare alla piana di Andermat a fare sci di fondo, una pista facile e senza dislivelli importanti, quindi il luogo giusto per testare il ginocchio. Purtroppo per i postumi di una brutta influenza non potevo sciare, ma questo inconveniente non doveva essere d’intralcio al nostro progetto. Così, ben coperta a dovere, mentre Fulvio sciava mi dilettavo a scattare foto con la mia Nikon, tra le quali questa, forse la più bella che gli abbia mai scattato. Traspare la fatica, dopo oltre 4 anni di inattività, ma soprattutto lo sguardo fiero di chi ha ritrovato il piacere di fare ciò che ama.
Tanto la adoravo e ricca di significato, avevo voluto metterla in un quadretto e portarla in ufficio. Ero l’unica ad avere luna fotografia sulla scrivania, ma la cosa non mi interessava anche se spesso ero oggetto di illazioni, finché un giorno un collega, aveva deciso di coprire con il bianchetto il volto di Fulvio. Me ne ero accorta prima che si consolidasse e ho cercato di rimediare lavando la foto, ma comunque si era rovinata. Io credo nel karma: finalmente l’ho ritrovata!

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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