Sabato mi servirà lo zaino, lo tiro fuori dalla naftalina per fargli prendere aria, saranno almeno 20 anni che non uso, da quando abbiamo appeso gli scarponi al chiodo. Passo in rassegna tutte le tasche e in una trovo le mie due bussole, una da carteggio e l’altra topografica, due indispensabili strumenti, assieme all’altimetro, che ci hanno accompagnato per tanti anni nelle nostre escursioni di trekking. Erano i tempi in cui la telefonia mobile non raggiungeva certe altitudini e gli smartphone erano ancora fantascienza, quindi se volevi orientarti dovevi usare bussola, altimetro e cartina, sapendola interpretare bene ed essere in grado di calcolare l’azimut.
Toccarle nuovamente mi ha fatto venire una grande nostalgia per la montagna, la mia grande maestra di vita e sicuramente anche zen, per i suoi silenzi e per doverla affrontare sempre con grande consapevolezza e rispetto.
Ho trovato per loro una collacazione in casa, esponendole su degli scaffali. La bussola, oltre ad essere stata una indispensabile compagna dei nostri trekking ha significati simbolici quali guida, protezione e orientamento. Ma non solo, può essere una sorta di talismano che rappresenta un faro nella vita quando si prova un senso di smarrimento e rappresentare la ricerca di orientamenti nell’esistenza umana o per attraversare sfide spirituali.

Le origini della bussola sono molto antiche, pare sia nata in Cina prima dell’anno Mille, inizialmente utilizzata come un giocattolo o un oggetto rituale e solo a partire dal XI secolo i Cinesi iniziarono a usarla per la navigazione.
Ma la bussola ha un antenato che risale ai tempi dei Vichinghi, il Vegvísir, strumento della mitologia norrena, antico simbolo nordico composto da otto rune che si ramificano da un punto centrale e che compare per la prima volta nel manoscritto islandese di Huld, scritto da Geir Vigfússon (1813-1880) ad Akureyri nel 1860.
Il significato letterale Vegvísir “segnavia”, “guida” ed era considerato un talismano di protezione e per navigazione, oltre a un aiuto a non perdere il sentiero. Il Vegvísir, noto anche come “bussola vichinga” o “bussola runica”, era un talismano usato dai Vichinghi per orientarsi e proteggersi durante i viaggi.
Mie care bussole, da oggi in poi sarete il mio talismano e vi giuro che non consulterò più quella dello smartphone per puntare il sole che sorge o qualche montagna all’orizzonte e anche quando mi sentirò un pò persa, mi affiderò a voi, inseparabili amiche di indimenticabili escursioni incise nel mio cuore. Con il vostro ago fisso verso il nord, mi aiuterete a ritrovare la mia bussola.
Emanuela Trevisan Ghiringhelli
(fonte: https://fantasmi-paranormale-misteri-ed-esoterismo.webnode.it/l/il-vegvisir/)


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