Quando la musica racconta la pittura


Può la musica sposare l’Arte? Certamente sì, è un binomio che esiste sin dall’antichità ed esiste una prova tangibile, i Quadri di un’esposizione, la suite per pianoforte di Modest Petrovič Musorgskij che compose nel 1874 in ricordo della mostra che si tenne a Mosca del pittore e architetto russo Victor Alexandrovich Hartmann, suo grande amico, prematuramente scomparso all’età di 39 anni e con il quale faceva parte di quel gruppo di intellettuali russi che si battevano per un’Arte legata alle radici culturali della loro terra, al suo folklore e alle sue tradizioni.
Il successo di quest’opera la si deve soprattutto a Nikolaj Rimskij-Korsakov (famoso per il celeberrimo Volo del Calabrone) che 1886 la trascrisse per orchestra e soprattutto al compositore francese Joseph Maurice Ravel, quello del celeberrimo Bolero, che nel 1922 fece la sua orchestrazione.
Il mio amore per questa sorte di visita guidata in musica di una mostra d’arte, è nata per caso e con una sorta di forzatura. Quando nel 1972 la mia scuola, l’Istituto Maria Consolatrice di Milano, venne scelta dalla RAI per partecipare all’ultima puntata di Chissà chi lo sa, uno special dedicato alla musica classica, venne richiesto, oltre a una cultura generale in materia, un approfondimento de i Quadri di un’esposizione, composizione a me sconosciuta e che di primo acchito non incontrava i miei gusti musicali.
Dal giorno che iniziammo la preparazione alla trasmissione, ci fu un vero e proprio martellamento da parte della nostra insegnante di musica, Suor Luisa Angelica, al punto che eravamo in grado di riconoscere ogni quadro dalle prime note, studio che mi portò ad innamorarmi di questa opera.
Iniziamo quindi a visitare questa mostra con la promenade, o passeggiata che ci accompagnerà spesso tra un quadro e l’altro. La prima opera rappresenta uno Gnomo malvagio che vive in una foresta rappresentato da una statua lignea, quindi si passa al secondo e terzo quadro che sono ambientati in Francia, il Vecchio Castello, dove un trovatore intona la sua struggente canzone d’amore davanti alle mura di un castello medievale e Tuileries, con un gruppo di bambini che giocano nei famosi giardini di Parigi sotto gli occhi vigili delle governanti che chiacchierano fra di loro. Ci soffermiamo ora davanti a un Bydlo, il caratteristico carro dei contadini polacchi, dalle ruote altissime e molto pesante, trainato faticosamente nel fango dai buoi. E’ la volta del Balletto dei pulcini nei loro gusci, una sorta di balletto scenico, quindi Samuel Goldemberg e Schmuÿle, due ebrei polacchi, ricco e arrogante il primo, magro e povero il secondo, che supplica invano fino a singhiozzare per ottenere qualche soldo. Dopo la promenade si presenta Il mercato di Limoges, con il vociare delle contadine nella piazza poi arriva il brano più cupo della composizione per rappresentare le Catacombe parigine, visitate al lume di una lanterna.
La capanna di Baba Yaga è il penultimo quadro, che mostra l’orribile strega che vive in una dimora a forma di orologio a cucù sorretto da zampe da gallina e apre le porte alla musica più solenne nel rappresentare l’ultima opera, la Porta di Kiev che incarna tutta la maestosità della musica russa.
Ricordo che fu molto coinvolgente il gioco di riconoscere da poche note questi 10 quadri. Di corsa a prendere il disegno giusto dopo solo poche note e mi rammarica molto constatare che nella scuola italiana si sia persa la cultura della musica classica, un patrimonio inestimabile che dovrebbe rientrare nel programma di studio sin della scuola secondaria di primo grado.
Prendetevi poco più di mezz’ora e ascoltate i Quadri di un’esposizione, nella versione originale per pianoforte, facendovi guidare dalla musica in questo percorso d’arte mentre scorrono le immagini delle opere di Hartmann… ne vale veramente la pena!

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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