Mi viene da pensare che non sono tanto gli uomini i guardiani delle greggi, ma le greggi guardiani degli uomini, perché quelle sono molto più libere di questi (Henry David Thoreau)


Quando incontro un gregge, non resisto, devo fermarmi ad ammirare pecore, asini e i cani, impeccabili nel loro lavoro di contenere tutti gli animali. Mi perdei ad osservarlo per ore e ore, adoro questi animali che mi donano un senso di libertà nella loro continua transumanza invernale, spesso provenienti da zone della bergamasca. Non mi era mai capitato di osservare dei grossi uccelli bianchi posarsi sul dorso delle pecore e come sempre la mia curiosità di apprendere ciò che ignoro, mi ha portato a fare delle ricerche.

Si tratta di Aironi guardabuoi (Bubulcus ibis), che si nutrono di insetti e parassiti come zecche e pidocchi che si annidano sul pelo degli animali al pascolo e quindi facendo sì che vivano in simbiosi con le pecore, offrendo loro un servizio di pulizia e protezione in cambio di cibo sicuro.
É facile incontrare questo airone, il più piccolo della specie, anche al seguito di mandrie di bovini e talvolta cavalli, oppure è facile avvistarli nei campi nelle varie fasi di lavorazione del terreno dove possono facilmente trovare di che cibarsi. Il suo piumaggio è bianco e si distingue dagli altri aironi per il becco giallo e le zampe grigie. Una particolarità è che durante il periodo della riproduzione fanno sfoggio di una livrea più colorata, arancione sulla nuca e sul dorso per poi tornare completamente candida in inverno. Fortunatamente anche l’Airone guardabuoi è una specie rigorosamente protetta dalla Legge nazionale 11 febbraio 1992, n. 157.

Le pecore mi hanno sempre trasmesso anche un senso di calma e serenità anche se non mi hanno mai conciliato il sonno contandole nelle notti in bianco, al contrario di quanto narrava una novella toscana del XIII secolo e raccolta ne “Il Novellino”, che raccontava di Ezzellino Romano, Signore della Marca Trevigiana, che a causa del suo carattere irrequieto e infervorato non riusciva a dormire. Pensò quindi di assumere un cantastorie che gli tenesse compagnia con i suoi racconti nelle lunghe notti insonni.
Dopo un pò di tempo il menestrello non riuscì più a reggere tante ore senza riposare, quindi escogitò uno stratagemma, raccontando di un pastore che doveva traghettare il suo gregge di pecore avendo a disposizione solo una piccola barchetta che poteva reggere il peso solo di un ovino alla volta. Il pastore iniziò a traghettare la prima pecora poi tornò a riva a prendere la seconda poi la terza, la quarta e così via, finché il cantastorie presto si addormentò.
Ezzelino spazientito lo svegliò ordinandogli di continuare il racconto, ma il cantastorie gli rispose: «Sire, dobbiamo prima farle passare tutte! Si immagini la scena nella mente…».
La spiritosa risposta suscitò a Ezzelino una bella risata e lo lasciò dormire, addormentandosi a sua volta… questo l’ho aggiunto io!

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

(fonte: focus.it)

Un pensiero riguardo “Mi viene da pensare che non sono tanto gli uomini i guardiani delle greggi, ma le greggi guardiani degli uomini, perché quelle sono molto più libere di questi (Henry David Thoreau)

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  1. Quis custodiet custodes? Qualcuno sopra i pastori, e così via.. Vorrei vivere senza pormi interrogativi senza risposta… se mi riesce. Cerco di accettare di non comprendere che poche cose.

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