I Monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi (Johann Wolfgang von Goethe)


Ci si mettono anche i sogni. Quando desidero fortemente una cosa, è inevitabile che prima o poi la vivo nel mio mondo onirico e mai come in questa ultima settimana il mio inconscio notturno mi ha portato su sentieri montagna, luoghi a me sconosciuti, fatti di boschi, torrenti dalle acque limpide, ma comunque splendidi.
Sarà anche perché la notte prima di addormentarmi e distesa sul fianco sinistro, guardo sempre la luce della croce in vetta al Monte Poncione, meta di tante nostre escursioni e spesso rivedo i bellissimi panorami che si godono dalla cima.
Non abbiamo persiane che proteggono le portefinestre della nostra casa, tanto meno tendaggi e tende oscuranti per la notte, perché adoro avere sempre sottocchio le montagne che ci circondano all’orizzonte e le luci di Varese e del Sacro Monte la notte.
Sin da bambina i miei zii mi portavano in montagna in villeggiatura. Sì, una volta si diceva così, forse un termine antico, “il villeggiare il luogo, il tempo” come recita l’ultra centenario dizionario Petròcchi. Il loro era una sorta di amore platonico per la montagna, per problemi di salute non facevano camminate, ci si spostava sempre in auto anche sugli sterrati, ma questo limite non ci impediva di scoprire luoghi magici, quasi incantati, che han fatto sì che mi innamorassi delle nostre Alpi.
Le mete erano sempre quelle, Isolaccia in Valtellina, Gressoney, Cogne e Santa Cristina Valgardena, luoghi in cui percepivo un senso di protezione dato dai monti e dai boschi circostanti, giganti buoni che emanavano quell’intenso profumo di resina che adoravo.
La montagna ho iniziato a viverla con Fulvio, che mi ha insegnato ad affrontarla e rispettarla, aiutandomi a superare le paure di quando le prime volte sentivo scivolare leggermente lo scarpone in discesa sui ghiaioni. Dai sentieri delle nostre Prealpi a poco a poco mi ha insegnato ad affrontare il trekking più impegnativo fino ai 3.000 metri, che abbiamo praticato fino agli inizi di questo secolo, per poi gettare la spugna per problemi alle ginocchia.

Ricordi indelebili delle montagne valdostane, valtellinesi, svizzere e del Tirolo austriaco, che inevitabilmente fan sì che spesso quando mi addormento mi rivedo immersa in quei contesti, circondata da camosci e stambecchi, nel silenzio interrotto solo dai fischi delle marmotte che seguono attente il volteggiare in cielo di aquila ia caccia di una preda. Sogni che mi fanno risvegliare serena, con un sorriso e soprattutto infinitamente grata di aver potuto vivere di quei fantastici momenti.
Camminare sui sentieri montani è sempre stata la mia miglior medicina per lo spirito, facendomi dimenticare la frenesia della quotidianità e riflettendoci, penso che la montagna mi ha insegnato a vivere la consapevolezza del momento presente. L’intercedere lento mantenendo sempre la stessa andatura, valutare passo dopo passo il terreno per non scivolare, fermarsi per ammirare i panorami in punti sicuri, richiedono sempre una presenza mentale, le uniche distrazioni, se così si possono chiamare, sono i rumori della natura circostante, musica rilassante per le orecchie di chi ama il trekking. La montagna per me è stata una grande maestra di vita.
Ben vangano i sogni che mi fanno rivivere questi fantastici momenti!

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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