Chissà cosa ci riserverà la giornata di oggi. Forse a molti passerà inosservata la data che contiene ben tre numeri nove se si sommano anche le cifre dell’anno. Associato al pianeta Marte, il nove rappresenta la fine di un ciclo, l’eternità, la continuità e porta con sé molta saggezza. Con queste premesse non si può che auspicare una giornata positiva.
Oggi e come ogni anno in Giappone oggi si celebra il Festival dei Crisantemi (Kiku no Sekku), una festa che ha origine da un’antica ricorrenza cinese, il Doppio Nove, nel nono giorno del nono mese del calendario lunare e per tradizione associata al crisantemo simbolo di gioia e luminosità, longevità e al doppio Yang.
Effettivamente il crisantemo è un fiore molto bello ed è un peccato che, per la sua stagionalità, in Italia e in alcuni paesi europei venga associato unicamente ai defunti. Anche l’etimologia del suo nome lo identifica come un fiore d’oro, derivando dal greco chrysos (oro) e anthémon (fiorente), pregio riconosciuto negli Stati Uniti d’America dove è ritenuto simbolo di positività e gioia, nel Regno Unito e In Australia dove viene donato per felicitarsi di una nascita nel primo caso e in occasione della festa della mamma in terra oceanica.
Nel paese del Sol Levante è chiamato kiku, rappresenta l’energia vitale e la luce solare grazie alla peculiarità della sua corolla che richiama il disco solare circondato dalla sua corona di raggi. Un crisantemo stilizzato con sedici petali è l’emblema della famiglia imperiale giapponese, che per tradizione conferma la legittimità dell’investitura ricevuta dalla dea del sole Amaterasu.
Nella cultura cinese lo troviamo spesso citato in delicate e brevi poesie zen che trasmettono serenità:
Il crisantemo, lasciate che lo colga,
ancora umido di rugiada, e lo metta fra i capelli,
così che l’autunno non diventerà mai vecchio.
(Ki no Tomonori)
Cogliendo crisantemi sotto la pergola orientale,
vedo in lontananza le montagne del sud.
(Tao Yuanming)
In Giappone è spesso protagonista di haiku, le brevissime poesie che hanno origine nel XVII secolo e catturano solo l’essenza di un momento legato alla natura o a un’emozione, attenendosi a una struttura fissa di tre versi per un totale di 17 sillabe secondo lo schema moraico 5-7-5.
Nel crisantemo sfiorito,
non resta forse
qualche cosa? (Takahama Kyoshi)
Non un grano di polvere
a turbare il chiarore
del crisantemo bianco. (Matsuo Bashō)
Profumo di crisantemi.
Arriva una piccola folla.
È un giorno felice. (Hisajo Sugita)
Crisantemi d’inverno.
Nel piccolo villaggio isolato
splende il sole. (Yosa Buson)
Dopo tutta questa positività suggerita da una data con il doppio nove del calendario lunare e la solarità del crisantemo, non posso che augurare una gioiosa giornata a tutti!
Sarà forse un caso che l’ultimo capolavoro di Beethoven, la celeberrima Sinfonia numero 9, termina con l’Ode alla Gioia di Friedrich Schiller?
Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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