Sass Cavalasc, il gigante buono del lago Maggiore


Una fredda giornata invernale, un pò ventosa, ma non fa niente, invita comunque ad uscire. Destinazione Parco del Golfo della Quassa a Ranco, quella meravigliosa baia sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, un’oasi di pace con panorami naturali che invitano alla meditazione e ad ascoltare quelle intime sensazioni che questo luogo quasi magico trasmette.
Abbiamo già esplorato un paio di percorsi nei pressi delle Fornaci di Ispra, questa volta vogliamo percorrere il sentiero che conduce al Sass Cavalasc, un colossale masso erratico, partendo dall’ampio e comodo parcheggio in prossimità dell’AgriCampeggio Lago Maggiore, una tranquilla ariea di sosta per camperisti e Acquarishop, un’altro luogo zen che frequentiamo abitualmente per la manutenzione del nostro aquascaping.
Ci incamminiamo per il comodo sterrato, il vento ha lasciato posto a una leggera brezza che permette alle nuvole di danzare in cielo, disegnando forme astratte che ammorbidiscono il paesaggio. Penso che sarebbe bello tornarci in bici, percorrendo l’intero itinerario del Parco del Golfo della Quassa da Ranco a Ispra e magari spingersi anche oltre, verso Laveno.
Arriviamo a quella che pare la fine del sentiero, ci troviamo davanti alla distesa d’acqua. In realtà siamo giunti a un bivio: a destra una freccia indica Ispra, a sinistra il sasso Cavalllazzo o Cavallaccio, come viene chiamato in alternativa alla locuzione dialettale lombarda.
Pochi passi e intravedo tra i rami il muso di un gigantesco cane emergere dal lago. Non sono pazza, è quello che in quel momento ha visto la mia mente irrazionale anche se l’origine del nome Sass Cavalasc, secondo la tradizione popolare, deriva dal fatto che richiama vagamente la forma della testa di un cavallo.
E’ davvero imponente quel gigantesco masso si sasso serpentino censito nell’elenco della Regione Lombardia come geotopo-monumento naturale e del quale parló per la prima volta nel secolo scorso Antonio Stoppani, l’abate lecchese fondatore della geologia e paleontologia italiana, famoso per la sua opera Il Bel Paese, in onore della quale Egidio Galbani chiamò il famoso formaggio nel 1906.
Da studi di geologia, si ritiene facesse parte di una gigantesca frana proveniente dalla superficie di un ghiacciaio delle Alpi, forse dalla zona del San Gottardo e raggiunse la riva del lago Maggiore in prossimità di Ranco. Infatti nell’epoca glaciale, durante l’era Quaternaria, la catena delle Alpi si coprì di un’enorme coltre di neve e ghiaccio che in seguito scivolò a valle formando i laghi prealpini e trasportando una gran quantità di pietrame.
La prima impressione, quasi mistica, che mi ha suscitato questo gigantesco masso erratico, mi porta a scattare foto con effetti cupi che diano risalto al cielo e ai giochi di luce dei raggi del sole sull’acqua e sui canneti.

Lasciamo il lago e percorriamo altri sentieri ad anello in un magnifico paesaggio naturale che mi toglie il fiato.
Arriviamo al punto di partenza, terminando così una breve passeggiata che mi ha donato emozioni intense, rafforzando la consapevolezza che vivo in un lembo di Lombardia davvero meraviglioso, con il quale sento un forte legame indissolubile.

“ Le Prealpi … si rimarca anzi tutto in esse il contrasto, di effetto meraviglioso davvero, fra quelle creste dentate, ignude e bianche come scheletri, che si tingono d’azzurro sovente nelle giornate serene e di giallo e di rosso al sorgere e al tramontare del sole.”
(da Il Bel Paese di Antonio Stoppani)

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

3 risposte a "Sass Cavalasc, il gigante buono del lago Maggiore"

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  1. *Foto meravigliose…**
    ma l’ultima per me e’ un enigma tecnico, non riesco a capire cosa in
    essa mi colpisca.

    Quella riga piu’ chiara a sinistra mi lascia perplesso, mette in
    discussione tutta l’inquadratura, ma non arrivo a copire cosa e come mi
    lasci perplesso.

    Mi aiuti a capire? Tu hai una tecnica tale da capire e poter mettere
    in parole il mio istinto verso l’immagine.

    **Grazie!*

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    1. In verità è lo scatto più istintivo, il tratto di sentiero a sinistra rompe un’inquadratura fatta solo da linee orizzontali e comunque un è un percorso naturale che non si sa dove conduce. Un enigma per sognare.
      Serena notte Augusto!

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      1. *Grazie!
        Se riusciro’ ad esprimere a parole la mia sensazione – quasi di
        sconcerto HI, te lo scrivero’. **
        **Quella immagine suscita in me un messaggio che non so esprimere … 
        Vedremo. **
        **Ciaoo bellissimi sogni colorati a voi due!*

        Piace a 1 persona

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