Pettinando la sabbia bianca del mio piccolo Karesansui, disegno le onde sul mio mare della serenità.


Finalmente l’ho trovato, come l’ho sempre desiderato, con tutti gli elementi che lo caratterizzano, un Karesansui in miniatura, piccoli giardini zen da tavolo giapponesi, riproduzioni di quelli che venivano creati attorno ai templi buddhisti Zen, dove trovare riprodotti alcuni elementi della natura che favoriscono la meditazione e il raggiungimento della pace anteriore.
Non sono mai riuscita a trovarne in vendita nei vari negozi di oggettistica e nel sito della celeberrima azienda di Seattle, leader del commercio online, solo qualche modello molto dozzinale. Ho pensato quindi di fare un giro tra le vetrine virtuali di Etsy e finalmente in GreenUp-Deco ho trovato quello che ho sempre cercato, un giardino Zen artigianale, fatto a mano da Viktoria, una biologa di Berlino che produce artigianalmente oggetti eco sostenibili, rispettosi dell’ambiente, utilizzando legno che proviene da una gestione certificata del legname e trattato solo con cera d’api, nonché prodotti a base di olio di lino o smalti a base di linfa vegetale, infine confezionando le sue opere con materiali riciclati e preferendo spedizioni su rotaia per la consegna.
Emozionata come una bambina che scarta il suo regalo di Natale, ho aperto la confezione accurata e ho iniziato ad “assemblare” il mio giardino Zen. Sul vassoio in legno massello naturale ho fatto scendere delicatamente la sabbia bianca fine che simboleggia l’acqua, la purezza, il vuoto e lo spazio, quindi ho creato in un angolo la mia piccola montagna con le tre pietre di basalto e al cui centro ho sistemato il piccolo cuscinetto di muschio essiccato, che raffigura la vecchiaia. Sul lato opposto ho impilato i tre piccoli ciottoli che simboleggiano l’equilibrio interiore e al centro del mio giardino Zen ho posizionato la piccola statuetta di Buddha in ecoresina sotto il caratteristico Myōjin Torii (con l’architrave leggermente ricurva verso il basso e le colonne leggermente inclinate rispetto all’architrave), che simboleggia il confine tra il regno degli umani e del divino, scritto negli ideogrammi giapponesi 鳥居 ovvero con il kanji di uccello (鳥) e del verbo esistere, essere (居) che in italiano può essere interpretato come “dove stanno gli uccelli”. Nella mitologia esiste anche una spiegazione diversa dove la divinità Amaterasu, Kami del Sole, dopo che si nascose in una grotta portando l’oscurità nel mondo, venne convinta ad uscire dal canto degli uccelli divini dalla lunga coda, posti da altre divinità davanti all’ingresso della grotta e facendoli adagiare su una sorta di ramo-trespolo, che sarebbe per l’appunto il Torii originario.
Dietro a questo famoso simbolo giapponese, la piccola candela a base di olio di colza e su un lato davanti ho posizionato il piccolo ponticello in legno, che simboleggia il passaggio attraverso il mare per raggiungere mete invisibili.
Alla fine, con la mano un pò tremante, ho preso il piccolo rastrello in legno, magistralmente intarsiato e ho iniziato a “rastrellare”pettinare” la sabbia, creando delle piccole onde, irregolari e un pò disordinate per la mia inesperienza in questa pratica.
Ho posizionato il mio Karesansui casalingo al centro del tavolino del soggiorno e ogni mattina, appena sveglia, “pettino” dolcemente la sabbia, lasciando che la mia mano sinistra, quella del cuore, guidi istintivamente il piccolo rastrello. Talvolta mi capita di toccare la piccola pila di ciottoli, facendoli cadere, ma non importa… con calma li riposiziono uno sopra l’altro, ritrovando il mio equilibrio per affrontare il nuovo giorno.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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