Il sole se tramonta può tornare (Liala)


Se nella mia adolescenza mi avessero chiesto quale fosse lo scrittore che preferivo, sicuramente avrei risposto Liala. Ho letto quasi tutti i suoi libri, dal primo romanzo, Signorsì, edito da Mondadori nel 1931 a Il velo sulla fronte; mi mancano all’appello gli i libri scritti negli anni ’80 e gli ultimi due che la scrittrice abbozzò solamente nei primi anni ’90 e dovette sospendere a causa della cecità, completati e pubblicati in seguito da Mariù Safier, giornalista e scrittrice che ha curato le biografie delle Donne di Casa Savoia.
I romanzi di Liala sono stati la mia costante compagnia nei cinque anni che ho trascorso in collegio, erano dolci pennellate di colore capaci di sconfiggere il grigiore e la tristezza di quei tanti, troppi giorni. Mi facevano sognare, mi insegnavano quali fossero i valori del vero amore, facendomi sperare di trovare un giorno un ragazzo che potesse farmi vivere una storia romantica come quelle che solo lei sapeva scrivere. Spesso mi ha fatto anche piangere, perché era facile immedesimarsi nei suoi personaggi, soffrendo e gioendo con loro. Per questo amavo i libri di Liala, perchè riuscivano a farmi vivere nel loro mondo.
A lei si deve anche la nascita di Confidenze, la rivista settimanale dedicata al pubblico femminile che venne fondata nel 1946 con il nome di Confidenze di Liala e diretta dalla scrittrice che ne possedeva anche un terzo della proprietà.

Ho scoperto da poco che nel 2015 le è stata dedicata una piazzetta nella sua Varese, città dove Amalia Liana Negretti Odescalchi e che deve il suo pseudonimo a Gabriele D’ Annunzio, si trasferì per vivere con il suo grande amore, il marchese Vittorio Centurione Scotto, tragicamente comparso nel 1926 quando precipitò nel lago di Varese con il suo idrovolante durante un allenamento per la coppa Schneider. Qui scrisse tutti i suoi romanzi e visse fino alla fine dei suoi giorni nella sua residenza, Villa La Cucciola, dove morì il 15 aprile del 1995 all’età di 98 anni e riposa nel cimitero di Velate.
Stamattina ho voluto visitare Piazzetta Liala, un piccolo giardinetto con panchine, una dalla suggestiva forma circolare attorno a un albero, cestini a forma di ombrello, rastrelliere di design per le biciclette, una fontanella decorata dalla giovane artista Gaia Lonati e la vegetazione rigogliosa ben mantenuta grazie alla azienda varesina Fitoconsult che si è impegnata di curarne la manutenzione e a creare una rete d’irrigazione per le piante.
Purtroppo attualmente l’area è un pò deturpata dalle transenne che dalla Via Robbioni delimitano i lavori di riqualificazione di via del Cairo, nascondendo anche le otto cabine dell’Enel che l’artista Chicco Colombo ha dipinto ispirandosi ai romanzi di Liala, donando alla piazzetta una nota di colore permanente.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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