Ciao Kimi,
Sono già trascorsi già dieci giorni da quando ci hai lasciato fisicamente. Non volermene se ho fatto passare così tanto tempo prima di dedicarti questo nostro ricordo, ma non he ho avuto la forza di farlo prima.
Forse sarà perché sia Fulvio ed io continuiamo a percepire la tua presenza tra noi, in un modo difficile da descrivere. Lo stesso vale per Oliver, che sta ricalcando tutto quanto facevi, come se lo guidassi tu sebbene gli manca la tua presenza fisica.
“Kimi è Kimi”. Quante volte l’hai sentito ripeterlo da noi o dagli amici che frequentano la nostra casa e hanno avuto la fortuna di conoscerti. Non avevi i comportamenti tipici di un gatto, mostravi un affetto, un’empatia e sensibilità straordinaria che ti rendevano speciale.
Ci hai donato 12 anni di amore incondizionato, la tua presenza ed il tuo aiuto sono stati determinanti per superare i momenti difficili che la vita ci ha fatto affrontare.
Sei stato un esempio di vita. Già a tre anni ci hai dimostrato la tua tempra nell’affrontare il lungo percorso di cure e l’intervento chirurgico per l’otoversamento che ha colpito il tuo orecchio sinistro. Ti veniva siringato frequentemente, senza che ti ribellassi, nemmeno nei 40 giorni in cui avevi dovuto indossare quel grande collare elisabettiano per cani che non ti permetteva di mangiare e bere in autonomia. Lo portavi con dignità, giorno e notte, aspettando paziente che ti porgessimo la ciotola dell’acqua e della pappa.


La stessa dignità che hai dimostrato nei sette anni della tua vita condivisa con il diabete. Avevi imparato subito che potevi mangiare solo due volte al giorno, ogni 12 ore, una pappa che non era sicuramente appetibile, dopo di che ti aspettava l’iniezione di insulina. Era disarmante vederti seduto con la testolina abbassata, aspettando che ti venisse somministrata la dose, un atteggiamento che esula dallo spirito libero felino, ma tu eri davvero speciale. Come quando, baldanzoso, correvi incontro a Maria, il tuo angelo, la tua veterinaria che ti ha seguito sin da piccino, quando veniva a misurarti la glicemia, esame che comportava di bucarti il polpastrello della zampina, non potendo intervenire sulla pinna dell’orecchio.
Sei stato un compagno meraviglioso e un maestro di vita, ti siamo infinitamente grati che tu ci abbia scelto per condividere la tua vita con noi, perché anche se pensiamo di averti scelto e adottato, non è andata così, sei stato tu a farci arrivare a te.
Ti sei addormentato per sempre sul tuo amato balcone, tra i le margherite e il profumo de primi fiori di gelsomino, accompagnato dal canto degli uccellini. Ti abbiamo accompagnato con il cuore rotto, accarezzandoti e parlandoti in quel nostro ultimo gesto d’amore per strapparti alla sofferenza e al dolore.
Poi il tuo corpo, avvolto nella copertina che la tua prima mamma, Amanda, ti aveva regalato come dote, ha lasciato la nostra casa, ma la tua anima meravigliosa è rimasta e rimarrà qui con noi a ricordarci quei fantastici 4567 giorni condivisi in tua compagnia… un amore infinito.
Emanuela, Fulvio & Oliver

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