Aspettando il derby di Milano senza emozione

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Mancano poche all’accensione delle luci di San Siro su Milan-Inter e la mia attesa è apatica come molti anni a questa parte.
Tifosa milanista fin da bambina, se voglio emozionarmi devo rispolverare i ricordi di quando andavo allo stadio e sulla panchina rossonera c’era seduto un certo Nereo Rocco e soprattutto l’era del grande Milan, quello di Sacchi, Capello e Ancelotti.
Ma se devo dirla tutta non mi piace più il calcio dei nostri giorni. Rimpiango i tempi in cui sulle maglie i numeri andavano da uno a undici, senza alcun nome, si sapeva a memoria chi ne fosse il titolare, perché ad ogni numero corrispondeva un ruolo ben preciso del giocatore, veri professionisti che mostravano un certo attaccamento alla maglia, molti dei quali erano delle vere e proprie bandiere. Oggi sono solo dei mercenari che mirano unicamente al maggior guadagno possibile, che corrono e passeggiano sul campo mostrando numeri assurdi sulla schiena.
Anche sui tabelloni pubblicitari a bordo campo si alternano i nomi degli sponsor, molti dei quali sono siti online di calcio scommesse a conferma che attorno a questo sport il dio denaro la fa da padrone.
Tornando al Milan, negli ultimi anni aumenta solo l’amarezza nel vedere che la squadra italiana più titolata a livello internazionale sia caduta così in basso, a partire dalla dirigenza per finire a molti giocatori, non all’altezza della maglia che indossano.
Forse alle 18:30 sarò davanti alla TV per vedere il derby e chiudendo gli occhi immaginerò di ascoltare la voce di Bruno Pizzul che legge la formazione: Galli, Tassotti, Baresi, Costacurta, Maldini, Colombo, Ancelotti, Rijkaard, Donadoni, Gullit e van Basten.
Bei tempi ed indimenticabili emozioni che non torneranno più.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

Una risposta a “Aspettando il derby di Milano senza emozione”

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    Abitavo a Napoli dai 13 ai 27 anni. La mia abitazione era in un quartiere ‘bene’ ma a 50 m c’era una via di vita da espedienti: bassi, con soppalco in fondo per farci stare più ‘creature’. In casa tv a colori quado con la nostra avevamo solo 2 canali b/n. Vendevano sigarette, ma anche qualcosa di molto più pesante. Il barbiere (la capèra degli uomini) mi diceva che potevano mancare tante cose in casa ma l’abbonamento alla partita no. E battevano moglie e figli quando perdeva il Napoli. Era il tempo di Sivori e Altafini. Una sola volta sono andato alla partita. Il vicequestore aveva regalato il biglietto a papà, che a sua volta me lo aveva rifilato. Amichevole Napoli-Torino, 2 a 0 per il Torino. Mai più andato. Volgarità e luoghi comuni a tutto spiano.

    Mai stato tifoso. 2 anni fa il ‘riscatto’ del Napoli… Quale??

    Ma una volta mi ha portaro a un campetto vicino a Roma Tiburtina la cugina di Antonina, la mia compagna. Il figlio era arbitro per una partita di serie C, D, non ricordo. Tutti galoppavano seriamente, anche l’arbitro. Qualche parolaccia ma nulla più. Una partita genuina, ruspante. Segno che il calcio vero non è quello ai vertici. Ci si può riconciliare.

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