Come vorrei vivere in un paese che non fornisca le armi ad uno stato in guerra.
Come vorrei che il mio paese non facesse parte di un organismo sovranazionale che anziché unire le forze e coalizzarsi per mediare la pace, fornisce armi.
Come vorrei che l’ONU si spendesse soprattutto per mantenere la pace e la sicurezza delle nazioni, vocazione per la quale venne fondata al termine della seconda guerra mondiale.
Chi si ricorda il brano Proposta cantato da I Giganti, che nel 1967 si piazzò al terzo posto al Festival di Sanremo, un testo putroppo ancora attuale e lo sarà sempre negli anni, perchè nessuno stato in guerra metterà mai dei fiori nei propri cannoni.
Quando sono andata a Milano qualche mese fa, mi hanno colpito due bamboline artigianali appese al ponte Alda Merini sul Naviglio Grande. Reggevano il messaggio Non fate la guerra ma fate l’amore, uno slogan che pare sia nato dalla penna di una certa Diane Newell Meyer, una studentessa all’Università dell’Oregon, che scrisse a mano su una busta Let’s make love not war e se l’appuntò al maglione prima di partecipare a una manifestazione nell’aprile del 1965.
Uno slogan che a quasi sessant’anni di distanza lascia ancora il tempo che trova.
Mi rattrista anche costatare che i conflitti non sono tutte uguali. Nel 2023 i paesi coinvolti in guerre civili e non, sono Ucraina, Armenia e Azerbaigian, Iran, Yemen, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo e Grandi Laghi, Sahel, Haiti, Pakistan eTaiwan, ma pare che l’attenzione sia solo focalizzata sul paese del continente europeo.
Nessuno parla della devastante guerra nello Yemen, definita «la più grande crisi umanitaria del XXI secolo». Nel novembre 2012 un rapporto pubblicato dall’ONU dichiarava 377 mila vittime, il 60 per cento delle quelli per gli effetti indiretti del conflitto, quali la scarsità di acqua e cibo, mentre 150 mila yemeniti avevano perso la vita negli scontri armati e bombardamenti aerei. Ma il dato più sconcertante sono gli oltre 11.000 i bambini uccisi o mutilati da quando si è intensificata questa guerra e i 4 mila che sono stati arruolati per combattere.
Ma ahimè i riflettori sono accesi solamente su un ex attore, che si presenta dovunque nel mondo in abbigliamento militare, chiedendo armi e non mediazioni di pace.
Parole sante quelle di John Lennon, rimaste purtroppo una mera utopia:
Dichiaralo. Allo stesso modo in cui dichiariamo guerra.
Così avremo la pace… basta dichiararla.
Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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