Alban Heruin, solstizio d’estate


Oggi ho il piacere di pubblicare questo bellissimo scritto di Elena Paredi, studiosa della cultura celtica, nonché poetessa e divulgatrice della lingua, storia e tradizioni milanesi, che ringrazio per avermi permesso di condividerlo nel mio blog. É il frutto di una sua lunga ricerca che riguardano non solo il solstizio, ma anche le antiche tradizioni rurali legate al mese di giugno, nei primi giorni d’estate, nel periodo più luminoso dell’anno e molte delle quali importate in Insubria dai Celti. Buona lettura!

“Il calendario fissa ufficialmente tra il 21 e il 22 di giugno l’inizio dell’estate; in realtà, la nuova stagione incomincia il 24, o, meglio, la notte che lo precede.
Da tempi remoti la tradizione festeggia in quel giorno il solstizio d’estate. Il sole raggiunge il punto più alto sopra l’orizzonte, fa “stazione” (per circa tre giorni sorge e tramonta alla stessa ora) e quindi inverte la propria corsa: incomincia a ridiscendere. Le giornate si accorciano lentamente, inesorabilmente. Il cammino del sole, dal giorno più corto a quello più lungo (e viceversa) era ben noto agli antichi.
Ciclo della terra e nella natura, una sorta di mito dell’eterno ritorno dove il nuovo si presenta ogni volta diverso pur somigliando sempre a se stesso.
Nella storia i passaggi di stagione sono puntualmente segnati da riti propiziatori, in gran parte ripetuti sino ai nostri giorni: l’immagine del sole in terra e il fuoco. Ed e anche all’avvento dell’estate (che in latino é participio di ardere) che si celebra la festa dei fuochi; nota in tutta Europa come fuochi di San Giovanni viva nel ricordo delle nostre genti di montagna, sulle Alpi. Accendendo un ceppo o un falò la sera della vigilia, l’uomo compie un gesto a suo modo magico: trattenere il calore e sprigionarlo, secondo il bisogno Giugno è il mese in cui le messi maturano: incomincia la loro raccolta.
Si entra nel pieno dei lavori agricoli. Ancora oggi in provincia di Milano vuole la tradizione che la mietitura venga iniziata a San Pietro e Paolo. I pochi giorni di attesa sono trascorsi dai contadini ad affilare la falce, con la pietra custodita in un corno di bue (immagine della cornucopia; simbolo dell’abbondanza) legato alla cintura (fatta assai spesso di un pezzo di corda, con dentro l’acqua.
Il mese di giugno è espressione viva della fertilità in tutta la sua pienezza e maturità.
È la Madre che da frutti; la Natura che produce nuova Vita; Il sole, il riposo, le vacanze, il recupero di energie, sono la versione moderna della mietitura, della messa in cascina del fieno.
La pienezza della Vita, goduta nel pieno della luce e della terra.
Usanza collettiva di questa ricorrenza e’ quella della raccolta delle erbe officinali, che, nella notte che precede la festa, moltiplicano i propri benefici terapeutici e magici. Nella notte del 23 giugno, si vive un momento magico perché cade appunto nei giorni solstiziali quando, il sole si sposa con la luna e dal suo sposalizio si riversano energie benefiche sulla terra e specialmente sulle erbe bagnate dalla rugiada.
Si ritiene addirittura che il bagno nei laghi o fiumi, accarezzati dalla rugiada mattutina, e a chi passeggia durante questa magica notte, a piedi nudi sull’erba, riesce a difendere la persona da ogni tipo di malanno, sia esso fisico che mentale. Ed e’ per questo che si preparano, con l’utilizzo delle erbe, particolari e potenti talismani.
Innumerevoli sono le usanze legate a questa notte: una volta realizzato un mazzolino di tre spighe di grano maturo, ci si porta in riva al fiume (o lago) e qui lo si getta, per poter attirare su di sé la benevolenza degli dei, l’influsso positivo che la Natura trasmette intensamente.
Altra usanza, non meno importante e significativa, è la raccolta delle noci ancora immature, per preparare il nocino un liquore corposo da bere gradualmente 3 mesi dopo averlo lasciato per 40 giorni al sole, filtrato e rinvasato: serve per riacquistare le forze nei momenti del bisogno.
Usanza collettiva di questa ricorrenza é quella della raccolta delle erbe che, nella notte che precede la festa, moltiplicano i propri attributi terapeutici e magici. In questa notte si vive un momento magico perchè essa cade appunto nei giorni solstiziali quando, il sole si sposa con la luna e dal suo sposalizio si riversano energie benefiche sulla terra e specialmente sulle erbe bagnate dalla rugiada. Si ritiene addirittura che il bagno causato dalla rugiada, a chi passeggi durante questa magica notte, riesca a difendere la persona da ogni tipo di corruzione. Ed e’ per ciò che si preparano, con l’utilizzo di erbe, pietre e altro, particolari e potenti talismani. Innumerevoli sono le usanze legate a questa notte: il colono, composto da un mazzolino di tre spighe di grano arso o carbone, discende al fiume per gettarvelo dentro in segno di buoni auspici.
Il colore e’ il bianco e l’ideale sono decorazioni con fiori freschi di colori tenui. Si usa accendere i falò e saltarli per purificarsi, soprattutto in vista del periodo del raccolto. Anche il bestiame viene fatto passare tra due fuochi per purificarlo e per proteggerlo dalle energie evocate nella notte.
Cammino iniziatico: la fruttificazione e’ quasi terminata, la forza vitale esplode nelle sue mille epifanie naturali; l’impollinazione avvenuta a Beltane ha prodotto il frutto spirituale che e’ quasi giunto a completa maturazione (Solstizio d’estate).
Pratiche: si accendono i fuochi dei falò. Il fuoco e’ considerato purificatore come la rugiada. E’ bene augurale saltare sul fuoco avendo ben chiare le cose che vorremmo veder cambiare nella nostra vita. Più intenso e puro sarà il desiderio espresso mentalmente al momento del salto e più esso avrà ottime possibilità di realizzarsi. A mezzanotte si deve cogliere un ramo di felce e tenerlo in casa per aumentare i propri guadagni. Si mangiano le cosiddette lumache di San Giovanni con tutte le corna che assumono il significato di discordie e preoccupazioni. Mangiarle significa distruggerle le avversità. Si raccolgono le noci ancora immature per preparare il nocino da bere gradualmente in futuro per riacquistare le forze nei momenti del bisogno.”

(pubblicato originariamente nella pagina Facebook di Elena Paredi)

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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