Bevo il tè, l’essenza delle foglie diventa parte di me (Thich Nhat Hanh)


Sono sempre più attratta dalle filosofie orientali che sto imparando a conoscere leggendo. Tutte hanno un comune denominatore, vivere nella consapevolezza praticando la gratitudine e bevendo anche la millenaria bevanda del tè, la cui preparazione è spesso ritenuta un rito.
Secondo un’antica leggenda giapponese fu il Buddha stesso a far nascere il tè, quando durante una lunga meditazione, per vincere gli attacchi di sonno e tenere vigile l’attenzione, si strappò le ciglia e queste cadendo fecero nascere la pianta del tè.
Il tè verde è quello più ricco di proprietà, ma trovo il suo gusto troppo forte, così anni fa mi sono consultata con Monica, la mia erborista di fiducia, che aveva consigliato una varietà più delicata al palato, il tè verde bancha, che nell’idioma giapponese significa ordinario, in quanto in terra nipponica se ne fa un uso molto comune.
L’ho trovato subito molto gradevole, quando avevo voglia di una calza tazza di tè era tassativamente un bancha, ma erano le tisane ad essere le mie bevande preferite.
Ascoltando il mio corpo, da un pò di tempo mi ha lanciato un segnale: parafrasando una delle più belle de I Pooh, ha tanta voglia di tè. Ho subito sostituito sia il latte di mandorla per colazione e la tisana pomeridiana con altrettante tazze di tè verde bancha, che non sono affatto un eccesso, in quanto contiene una quantità molto bassa di teina, che lo rende ideale per i bambini e per essere consumato anche la sera, prima di coricarsi.
Viene ricavato dalle foglie della Camellia Japonica e ne esistono due differenti varianti, la hojicha e la kukicha. Il primo ha origine a Kioto negli anni ’20, quando un commerciante, non riuscendo più a vendere il bancha, provò a tostarlo per ottenere una nuova bevanda. Infatti il tè hojicha è ottenuto dalle foglie essiccate e torrefatte della Camelia e va lasciato in infusione per 5 minuti, mentre tè kukicha è ricavato dalla tostatura delle fronde che devono prima bollire per una decina di minuti e poi riposare per altrettanto tempo.
Come tutte le varietà di tè è consigliabile non addolcire la bevanda e comunque è bandita l’aggiunta del latte in quanto farebbe perdere tutte le sue magnifiche proprietà: favorisce la digestione ed è un ottimo rimedio contro i disturbi ad essa legati eliminando l’eventuale pesantezza e gonfiore. É un ottimo coadiuvante per depurare l’organismo e il fegato, elimina le scorie e aiuta a dare una mossa al metabolismo, oltre ad essere energizzante, grazie al contenuto di minerali quali calcio e ferro e le vitamine B. C e in prevalenza quella A, che lo rende un buon antibatterico per la salute del cavo orale.
Utile per combattere i radicali liberi grazie alle sostanze antiossidanti contenute nelle sue foglie e che si mantengono anche nella bevanda, aiuta a mantenere sotto controllo i tassi di lipidi nel sangue (colesterolo, trigliceridi).
Che che dire, un vero elisir, che adesso sorseggio gustando il suo sapore delicato mentre leggo un bellissimo libro, Il monaco che amava i gatti.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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