Auguri di Buon Natale!


Manca poco, il Santo Natale è vicino, si percepisce nell’aria la notte magica. Per me è inevitabile rispolverare i ricordi della mia infanzia, quando scrivevo la letterina a Gesù Bambino sull’apposito cartoncino bianco decorato con gli angioletti che sceglievo scrupolosamente dall’anziano cartolaio con il grembiule grigio. Erano ancora i tempi in cui i biglietti di auguri che si spedivano a parenti e amici rappresentavano unicamente la Natavità o immagini sacre, come l’immagine che ho scelto per questo articolo, una cartolina augurale del 1939 destinata a una bambina, mia madre.
Pochi giorni fa ho avuto anche un flash, di una recita natalizia alla quale partecipai alle elementari, forse in terza classe, il ricordo lucido di quando la maestra ci fece mettere in scena La notte Santa di Guido Gozzano, vestiti con stracci, ci muovevamo tra goffi scenari di cartoncino che noi stesse avevamo colorato, recitando quella bellissima poesia….

Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!

Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.

Presso quell’osteria potremo riposare,

ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

Il campanile scocca

lentamente le sei.

Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio?

Un po’ di posto per me e per Giuseppe?

Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;

son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe

Il campanile scocca

lentamente le sette.

Oste del Moro, avete un rifugio per noi?

Mia moglie più non regge ed io son così rotto!

Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:

Tentate al Cervo Bianco, quell’osteria più sotto.

Il campanile scocca

lentamente le otto.

O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno

avete per dormire? Non ci mandate altrove!

S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pieno

d’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove.

Il campanile scocca

lentamente le nove.

Ostessa dei Tre Merli, pietà d’una sorella!

Pensate in quale stato e quanta strada feci!

Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.

Son negromanti, magi persiani, egizi, greci…

Il campanile scocca

lentamente le dieci.

Oste di Cesarea…

Un vecchio falegname?

Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?

L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame

non amo la miscela dell’alta e bassa gente.

Il campanile scocca

le undici lentamente.

La neve! – ecco una stalla! – Avrà posto per due?

Che freddo! – Siamo a sosta – Ma quanta neve, quanta!

Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…

Maria già trascolora, divinamente affranta…

Il campanile scocca

La Mezzanotte Santa.

È nato!

Alleluja! Alleluja!

È nato il Sovrano Bambino.

La notte, che già fu sì buia,

risplende d’un astro divino.

Orsù, cornamuse, più gaje

suonate; squillate, campane!

Venite, pastori e massaie,

o genti vicine e lontane!

Non sete, non molli tappeti,

ma, come nei libri hanno detto

da quattro mill’anni i Profeti,

un poco di paglia ha per letto.

Per quattro mill’anni s’attese

quest’ora su tutte le ore.

È nato! È nato il Signore!

È nato nel nostro paese!

Risplende d’un astro divino

La notte che già fu sì buia.

È nato il Sovrano Bambino.

È nato!

Alleluja! Alleluja!

💫✨Che sia un Sereno Santo Natale per tutti!✨💫

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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