Storia, miti e leggende su Babbo Natale, per un giorno il grande nonno di tutti i bambini del mondo


Mi sono sempre chiesta quale fosse la storia dell’iconico personaggio vestito di rosso che a Natale porta i doni a tutti i bimbi del mondo, un evento talmente globalizzato al punto che Google da alcuni anni ha creato Santatracker, un sito dove è possibile tracciare i suoi spostamenti nel cielo del mondo nelle 24 ore del 25 dicembre. La spiegazione più esaustiva me l’ha fornita Elena Paredi, che ringrazio, con un suo post di Facebook e che ho il piacere di poter condividere anche sulle pagine del mio blog.

Babbo Natale è il “grande nonno” che prepara gli Uomini alla rinascita in Primavera.
I doni che porta ai bambini (espressione innocente e pura dell’Equinozio di Primavera), rappresenta un rituale propiziatorio volto alla vivificazione della Natura, al trionfo della vita sulla morte. La Luce che si diffonde attorno e dentro di noi, viene rappresentata dai colori variopinti degli addobbi natalizi, dell’allegria tipica di questo Archetipo che vuole, nella sua interiorità, innalzare la forza tellurica verso l’alto, verso il firmamento.
Stabilità, pazienza, perseveranza, sono le sue peculiarità, che conferiscono alla sua immagine un senso di sicurezza e dolcezza. È il potere di coagulazione che esiste nell’Universo. E’ il fuoco che diventa materia.
La Forza dell’astrazione ci conduce nel mondo dei sogni, là dove il nostro vero Io può liberarsi da tutte le costrizioni materiali, le catene che lo tengono imprigionato durante il giorno, quando assume la Maschera costruita nel fluire del Tempo.
ICONOGRAFIA DI BABBO NATALE
Il Babbo Natale vestito di rosso e con la barba bianca è un puro travisamento, un personaggio inventato. Peggio. Un personaggio da réclame. Sono stati infatti i pubblicitari della Coca Cola, all’inizio degli anni ‘30, a creare l’immagine del vecchietto sulla slitta, per promuovere la bevanda nei mesi invernali. In particolare il celebre illustratore Haddon Sundblom: fu lui a porre la firma al primo disegno del moderno Santa Claus.
Si ritiene che il Babbo Natale moderno sia il risultato dell’unione di vari personaggi, con origini distinte, che sono col tempo confluiti in un’unica figura.
Il primo personaggio è San Nicola di Mira (più noto in Italia come San Nicola di Bari), un vescovo cristiano del IV secolo. Mira (o Myra) era una città della Licia, una provincia dell’Impero bizantino che corrisponde all’attuale Anatolia, in Turchia.
San Nicola divenne noto per le sue grandi elargizioni a favore dei poveri e, soprattutto, per aver fornito la dote alle tre figlie di un cristiano povero ma devoto, evitando così che fossero obbligate alla prostituzione.
Prima della conversione al cristianesimo, il folklore tedesco narrava che il dio Odino (Wodan) ogni anno tenesse una grande battuta di caccia nel periodo del solstizio invernale (Yule), accompagnato dagli altri dei e dai guerrieri caduti.
ODINO L’ERRANTE
La tradizione voleva che i bambini lasciassero i propri stivali nei pressi del caminetto, riempiendoli di carote, paglia o zucchero per sfamare il cavallo volante del dio, Sleipnir. In cambio, Odino avrebbe sostituito il cibo con regali o dolciumi. Questa pratica è sopravvissuta in Belgio e Olanda anche in epoca cristiana, associata alla figura di San Nicola.
La tradizione germanica arrivò negli Stati Uniti attraverso le colonie olandesi di New Amsterdam e New York prima della conquista britannica del XVII secolo, ed è all’origine dell’abitudine moderna di appendere una calza al caminetto per Natale, simile per certi versi a quella diffusa in Italia il 5 gennaio all’arrivo della Befana.
Santa Claus ha origine da Sinterklaas, il nome olandese del personaggio fantastico derivato da San Nicola, che viene chiamato anche Sint Nicolaas; questo spiega anche l’esistenza di diverse varianti inglesi del nome (Santa Claus, Saint Nicholas, St. Nick).
Rappresentazione popolare di Babbo Natale che cavalca una capra, forse derivata dal Jultomten svedese.
Gli abiti di Sinterklaas sono simili a quelli di un vescovo; porta una mitra (un copricapo liturgico) rossa con una croce dorata e si appoggia ad un pastorale. Il richiamo al vescovo di Mira è ancora evidente. Sinterklaas ha un cavallo bianco con il quale vola sui tetti; i suoi aiutanti scendono nei comignoli per lasciare i doni (in alcuni casi nelle scarpe dei bambini, lasciate vicino al caminetto); arriva in piroscafo dalla Spagna ed è accompagnato da Zwarte Piet.
Le strenne che vengono regalate in questa ricorrenza sono spesso accompagnate da poesie, talvolta molto semplici ed, in altri casi, elaborate ed ironiche ricostruzioni del comportamento di chi le riceve durante l’anno trascorso. I regali veri e propri, in qualche caso, sono addirittura meno importanti dei pacchetti in cui sono contenuti, di solito molto sgargianti ed elaborati; quelli più importanti, spesso, sono riservati al mattino seguente. Anche se la spinta commerciale verso il Natale è presente anche in Olanda, la distribuzione tradizionale dei regali viene compiuta da Sinterklaas il 6 dicembre.
Anche in altri paesi la figura di San Nicola ha subito gli adattamenti necessari per uniformarsi al folclore locale. Ad esempio, nei paesi nordici sopravvive ancora l’immagine pagana della capretta di Yule (in svedese julbock), che porta i regali la Vigilia di Natale, e le decorazioni natalizie costituite da caprette di paglia sono molto diffuse. In tempi più recenti, però, sia in Svezia che in Norvegia il portatore di doni viene identificato con Tomte o tomtenisse, un’altra creatura del folklore locale. In Finlandia, la capretta di Yule si chiama Joulupukki.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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