Il fascino mistico del Museo d’Arte a cielo aperto del Maestro Mario da Corgeno.


É un tiepido pomeriggio di fine ottobre e percorrendo le strade in mezzo al verde che attraversano le colline di Casale Litta, arriviamo a Corgeno di Vergiate. Se dovessi descrivere questa esperienza in termini musicali, direi che il paesaggio del tragitto è il giusto preludio di una emozionante sinfonia.
Stiamo seguendo l’auto del nostro amico di vecchia data Mariolino, colui che ha scattato le foto del nostro matrimonio e ci sta accompagnando a visitare l’atelier del Maestro Mario da Corgeno.
Svoltiamo in via Broli e già inizio e percepire una strana sensazione; alla fine della strada s’intravede il lago di Comabbio, svoltiamo in un cortile prima dello sterrato e parcheggiamo.
Siamo circondati di opere d’Arte, una sorta di museo a cielo aperto senza cancello e recinzioni. Non so dove guardare circondata da tanta bellezza.
Scendiamo dall’auto ed ecco che mi succede qualcosa di strano, percepisco una sorta di attrazione magnetica positiva provenire da queste opere d’Arte, quasi mistica. Mentre Mariolino si reca nella cascina-atelier dell’Artista, inizio a vagare nel prato guidata dall’istinto, ammirando tutto quanto ho attorno, sculture dalle forme sinuose e morbide che mi verrebbe voglia di accarezzare.

Il bellissimo cancello in ferro battuto dalla forma tonda e sorretto da due grosse pietre mi apre le porte del Giardino dell’Anima, un porticato magico, mozzafiato. La scultura della Madre del Cristo mi fa emozionare e penso non é un caso che sia rivolta verso quella che interpreto come una grande meridiana in pietra con il sole al suo fianco.
Arriva il Maestro Mario da Corgeno, i suoi occhi e la sua stretta di mano mi fanno percepire che è una persona speciale al di là della sua bravura artistica. Mi apre la porta di legno intagliata della Casetta dell’Anima, un’opera d’arte dal camino sbilenco e dalla finestra storta, che la mia fantasia mi suggerisce sia la dimora della fata abbracciata alla luna, la scultura di ferro che adorna il muro laterale della cascina assieme a una grossa pietra circolare, forse di origine celtica. Entro nel piccolo locale, un tuffo nel passato dove nulla è lasciato al caso, anche vecchi ricordi su una mensola di pietra: il pallottoliere, il cestino in vimimi dell’asilo, la moto giocattolo con il sidecar e la sveglia.

È un continuo vortice di emozioni che aumentano quando il Maestro inizia a raccontarmi la sua vita, gli studi dai Maestri Adriano Gajoni a Milano e Pietro Annigoni a Firenze cercando di imparare quanto più possibile e facendo tesoro dei loro insegnamenti. Sorride ricordando quando il pittore delle regine gli propose di seguirlo a Londra ma lui declinò l’invito perché voleva tornare nella sua Corgeno.
Gli chiedo se mi permette di vedere la Tour Eiffel che fece al traforo da bambino.
‹‹Quella del cinque in condotta!» dice sorridendo e racconta il simpatico aneddoto riportato anche in un capitolo della sua storia pubblicata nel sito dell’Artista.
Ci avviciniamo alla cascina-atelier con alcune opere d’arte appese alla facciata. Una porta in legno ha inciso l’acronimo G.M.A. che compare accanto alla firma apposta sulle opere
e chiedo con discrezione al Maestro il suo significato: Gesù mi aiuta. Entra in una della tante porte di legno ed esce con la famosa torre parigina ta le mani, perfettamente conservata nonostante i suoi quasi settant’anni. La sua prima opera d’arte, perfettamente traforata e che pare impossibile fosse stata fatta da un bambino.

Mi guardo attorno nel cortile e dovunque c’è un’opera d’arte, mi sembra di essere ritornata bambina, accompagnando con ‹‹ooh!» ogni mia esclamazione di stupore. Il Maestro mi racconta che ogni suo disegno e scultura è frutto di una forte emozione spesso suscitata da persone che incontra in visita nel suo giardino-museo e che spesso si aprono con lui, confidandogli le proprie ansie e paure.
Proprio di fronte alla cascina, dove tutti gli elementi naturali, legno, pietra e cotto trasmettono una palpabile energia positiva, c’è la scultura dedicata alla madre Elvira, protetta da una tettoia in legno posta sotto un albero di cachi con i frutti prossimi alla maturazione.

Purtroppo è ora di congedarci, ci spostiamo verso l’ingresso del giardino dove c’è una grande àncora attaccata a un muro perimetrale della casa, la testimonianza che in quel luogo ci sono le inestirpabili radici di Mario da Corgeno, un grande Artista, una persona straordinaria dalla grande sensibilità e empatia.

Questa è solo la prima visita in questo luogo magico, ci torneremo nuovamente tra una settimana, il 30 ottobre, quando alle ore 15:00 ci sarà l’inaugurazione della Mostra Il Giardino dell’Anima organizzata nell’ambito di Valbossa IN Rosa. Desidero esplorare ancora un angolo a me sconosciuto di questo Museo d’Arte a cielo aperto, il lembo di terra che si affaccia sul lago di Comabbio e poter rivivere un’altro incantesimo. Questo è solo il primo capitolo, la storia continua.
Ringrazio il Maestro Mario da Corgeno per l’ospitalità, per tutta la positività e grande umanità che ci ha trasmesso, facendoci trascorrere un paio d’ore in una dimensione quasi surreale.
E un grazie di cuore anche a Mariolino per averci fatto incontrare un Artista unico e un uomo dall’animo incredibilmente puro.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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