Il carcadè, il tè italiano degli anni ’30


In tutte le lingue del mondo di traduce in karkadè, tranne in arabo, karkadi e in alcuni idiomi orientali dove comunque differenzia di poco ed è facilmente riconducibile all’infuso dal colore rosso rubino.
Nella storia del nostro Bel Paese si racconta che ai tempi del fascismo aveva sostituito il tè inglese, a seguito dell’autarchia che nell’ottobre del 1935 la Società delle Nazioni di Ginevra impose all’Italia come sanzione per aver aggredito l’Etiopia.
La celebre bevanda, ottenuta dalle e foglie essiccate di Camellia sinensis provenienti dall’Oriente e commercializzata in Europa dai sudditi di sua Maestà, venne così sostituita dai calici essiccati dei fiori di Hibiscus Sabdariffa importati dall’Eritrea, che incontrò il gusto degli italiani grazie al suo sapore delicatamente acidulo.
Il carcadè non è solo un infuso per tutte le stagioni, ottimo dissetante servito fresco in estate e una gradevole bevanda calda in inverno, ma è anche un valido coadiuvante per rimanere in buona salute. Infatti rientra tra i Longevity Smartdrink della dieta Smartfood-IEO, grazie all’alto contenuto di antocianine (fino al 2,5% del peso dei calici essiccati) e una piccola quantità di quercina, due molecole che secondo recenti studi hanno un importante ruolo nell’inibire i geni dell’invecchiamento, favorendo lo spostamento delle riserve di grasso dalle cellule adipose l sangue, per convertirebbe in energia e usandola per la riparazione di cellule e tessuti (fonte: “Cibo e scienza – la dieta Smartfood – i 40 alimenti intelligenti” di Eliana Liotta).
All’ibisco vengono riconosciute proprietà antibatteriche, antiipertensive, cardioprotettive, diuretiche e grazie all’alto contenuto di vitamina C rafforza il sistema immunitario.
Non da ultimo è un valido aiuto per abbassare il colesterolo cattivo, inoltre grazie agli flavonoidi, che gli conferiscono il colore rosso, esercita una funzione protettiva e rinforzante dei capillari fragili e in caso di pesantezza alle gambe.
Nella preparazione dell’infuso o tisana è importante che il tempo d’infusione sia piuttosto lungo, dai 5 agli 8 minuti per permettere alle molecole idrosolubili contenute nei fiori di trasferirsi alla bevanda. Bandito lo zucchero per dolcificare, se ne possono bene fino tre tazze al giorno e non contendendo caffeina, teina o altri principi eccitanti, è consigliata anche di sera.
I bellissimi fiori d’ibisco hanno una vita brevissima, appassiscono dopo un solo giorno. Per questa particolarità nel linguaggio dei fiori simboleggiano l’innocenza della giovani ragazze e secondo diverse culture vengono associati alla giovinezza, all’eleganza femminile e alla positività.
In Polinesia le donne usano mettere un fiore d’ibisco tra i capelli sul lato destro in segno di fedeltà nei confronti del marito, mentre le ragazze sul lato sinistro o dietro l’orecchio, tradizione rappresentata anche dal grande pittore Paul Gauguin nel suoi celeberrimi olio su tela Donne di Tahiti (Musee d’Orsay di Parigi) e Nafea faa ipoipo (Öffentliche Kunstsammlung di Basilea).
L’ibisco giallo è il fiore di stato delle Hawaii dal 1988 con il nome di pua aloalo, che nella cultura tradizionale simboleggia il rispetto e l’ammirazione, che vengono sempre dimostrate ai turisti e visitatori , donando loro questo fiore nelle tradizionali ghirlande.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

4 risposte a "Il carcadè, il tè italiano degli anni ’30"

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  1. Grazie. I suoi articoli sono sempre affascinanti ed eleganti; forniscono sempre una chicca culturale che li rende avvincenti e li arricchisce particolarmente.
    Continuerò a leggerla con immenso piacere.
    Grazie ancora.

    Cristiano IU3IPH

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