Quell’angolo di Varese come un quadro di Monet


Come è bella Varese quando il sole estivo la illumina ma non si è ancora svegliata del tutto. Arrivarvi la mattina molto presto parcheggiando in centro senza difficoltà, sedersi al tavolino di un bar in piazza Monte Grappa per gustare un caffè nel silenzio quasi irreale, interrotto alle 08:30 dall’improvviso fluire dell’acqua nella fontana, quasi volesse svegliare il cuore della città con il suo discreto fragore.
Quattro passi sotto i portici deserti ed eccoci arrivati in via Bagaini e passando davanti all’ormai dismesso Cinema Vittoria, fondato nel 1916 dal padre e dallo zio di Vittoria Peluso che gli diedero il suo nome, arriviamo all’incrocio con Via Como, dove sulla destra si trova una romantica quanto bella striscia di prato coltivato con un tripudio di fiori di campo, tra i quali meravigliosi papaveri dai diversi colori e fiordalisi. Ci troviamo davanti a L’Orto d’Arte, lo spazio gestito da Lavit & Friends Art Gallery che l’ha arricchito di alcune installazioni e che grazie alla collaborazione di Daniele Zanzi della Fitoconsult e Giacomo Brusa della Agricola del Lago hanno donato la Città Giardino di un magnifico spazio verde che sembra uscito da un quadro di Monet.
La prima opera che si incontra è la Scimmia in rete metallica dall’Artista bolognese Michele Liparesi, realizzata in materiale di riciclo e riuso che bene si integra nel contesto dello spazio in cui è posta, quindi è la volta di Pandora, un’installazione realizzata con strisce di alluminio recuperato da scarti industriali dall’Artista di Sarzana Paolo Fiorellini, per finire con il lavoro in ferro e cemento dello scultore milanese Vitaliano Marchetto che vuole rappresentare l’inarrestabile decadenza della bellezza e che rientra nel progetto WA22. L’Artista ha spiegato in un’intervista che WA in giapponese significa armonia e pace, il 22 è un numero sacro che che rappresenta la perfezione e l’accoglienza di tutte le persone che hanno un’idea e un sogno.


A questa installazione è stato dedicato anche un video sul canale YouTube di Orto D’Arte, nel quale, oltre a vedere Vitaliano Marchetto al lavoro, l’Artista spiega la sua opera: “Siccome siamo in un processo di automatizzazione, digitale, tutto è virtuale, nessuno vuole invecchiare, nessuno si rifà al classico, questo lavoro rappresenta l’uomo che lavora ancora con le mani, che non diventa automatico, che non diventa digitale, che si corrode, si consuma, che finalmente va a vedere altri mondi. Non è né uomo, né donna perché in fondo, in fondo, in fondo l’uomo platonicamente contiene tutti e due. Qua è la somma di tante idee che non si torgono una contro l’altra, ma rendono il progetto un insieme. Qua è una fonte d’ispirazione del popolo, è un momento importantissimo poi se uno è curioso va a capire dov’è WA qua dentro. Meno si dice, più una cosa è incompleta, più da spazio all’immaginazione. Se io dico tutto è finito il gioco.”
Che dire, sarebbe bello se la Città Giardino per antonomasia convertisse tutti quegli gli spazi che il tempo ha reso dismessi e anonimi in piccoli prati colorati da fiori, che creano un perfetto connubio con opere d’Arte a cielo aperto.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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