Luglio miete il grano biondo, la mano stanca, il cuore giocondo (Gianni Rodari)


É l’emblema dell’estate, regala giornate ancora lunghe e serate romantiche sotto meravigliosi cieli ad osservare le stelle. Il mese che ha come simbolo il girasole, delle farfalle e api attratte della lavanda in fiore, della natura nel pieno del suo vigore e dei copiosi raccolti, motivo per cui i Romani consacrarono Luglio a Giove, re di tutti gli dei.
Nel calendario di Romolo era il quinto mese dell’anno e si chiamava Quintilis fino all’anno 44 a.C., quando Marco Antonio ordinò di cambiargli il nome in Julium in onore di Caio Giulio Cesare, che nacque nel giorno 13 e fu il promulgatore del calendario solare Giuliano, elaborato dall’astronomo egizio Sosigene di Alessandria, basato sul ciclo delle stagioni e che vede il 2 luglio alle ore 12:00 il giro di boa di metà anno.
Non potevano mancare delle leggende legate al mese di Luglio. Quella del girasole narra di Clizia, una giovane ninfa tanto innamorata del Sole al punto di seguirlo tutto il giorno mentre lui percorreva l’arco del cielo sul suo carro di fuoco. Il Sole, lusingato dalla devozione di Clizia, pensò di essersene innamorato e la sedusse, ma ben presto si stancò di lei e la lasciò. La giovane ninfa pianse per nove giorni interi, mentre, immobile in mezzo a un campo, osservava il suo grande amore attraversare il cielo. A poco a poco il suo corpo s’irrigidì, trasformandosi un un alto stelo sottile ma resistente, i suoi piedi si radicarono nel terreno e i suoi capelli divennero una meravigliosa corolla gialla, trasformandosi in un fiore bellissimo, il girasole, che continuava a seguire i passaggi del suo amato nel cielo estivo.
Un’altra leggenda viene dal Paese del Sol Levante ed è legata alla notte di Tanabata o Festa delle stelle innamorate che si celebra in Giappone il 7 luglio, settimo giorno del settimo mese dell’anno, combinazione dalla valenza sacra per il ripetersi del numero sette.
É la storia della principessa Orihime, figlia di Tentei, imperatore del cielo e sovrano di tutti gli dei, che viveva con il padre sulle sponde del Fiume Celeste. La giovane principessa trascorreva le sue giornate a tessere la tela, realizzando preziosi abiti per gli dei, un duro lavoro per far felice il padre ma che la rendeva triste poiché a causa del suo impegno non avrebbe mai potuto incontrare l’amore della sua vita. Tentei amava molto la figlia, si dispiaceva di vederla sempre triste e un giorno decise di darla in sposa ad un bellissimo giovane di nome Hikoboshi, un mandriano che faceva pascolare i buoi sacri. Per Orihime e Hikoboshi fu amore a prima vista, si innamorarono follemente e presi dall’amore e dalla passione, trascorrevano ogni giornata insieme, dimenticandosi anche dei loro doveri; la principessa non tesseva più la sua tela, lasciando gli dei senza abiti e i buoi del giovane mandriano vagavano incustoditi per tutto il cielo. Il loro comportamento scatenò l’ira di Tentei, che decise di punire severamente i due sposi separando Orihime e Hikoboshi ai due lati del Fiume Celeste e facendoli tornare ai loro doveri.
La principessa non poteva vivere senza il suo amato e presa dalla disperazione continuava piangere ininterrottamente al punto di commuovere il padre, che consentì ai due innamorati di potersi incontrare solamente una volta all’anno, nel settimo giorno del settimo mese.
Da quel giorno e ogni anno uno stormo di gazze forma un ponte con le ali per consentire a Orihime di attraversare il Fiume Celeste e poter riabbracciare il suo tanto amato Hikoboshi.
Nella notte di Tanabata alzando gli occhi al cielo, si può ammirare il Fiume Celeste, la Via Latea, ai cui lati si possono scorgere due brillanti stelle, Vega, la principessa Orihime ed Altair, il pastore Hikoboshi. La leggenda vuole che le due piccole stelle accanto ad Altair siano i figli dei due innamorati.
Il 7 luglio la festa tradizionale giapponese continua a ricordare l’incontro di Orihime ed Hikoboshi, appendendo dei tanzaku (un desiderio scritto su un cartoncino colorato rettangolare) al ramo di un albero di bambù, adornato con altri ornamenti in carta.
Se vogliamo provare l’ebbrezza di una romantica notte magica, il 7 luglio appendiamo a un ramo il nostro tanzaku, esprimiamo il desiderio alzando gli occhi al cielo e guardando le stelle verso oriente, sperando che l’amore di Orihime ed Hikoboshi possa esaudirlo.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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