I boeu da ‘Za


Quando esco a piedi per fare qualche commissione in paese, difficilmente mi limito a raggiungere la mia destinazione e ritorno, allungo sempre la passeggiata, osservando come in ogni stagione il paesaggio cambia, grazie ai colori che regala la natura urbana e dei giardini delle case.
Quasi sempre il mio giro contempla il centro storico, che raggiungo salendo per la crösa, ovvero la via Benizzi Castellani, fino a raggiungere l’omonima e antica villa sede del Municipio di Azzate.
Di fronte all’ingresso c’è una piccola aiuola spartitraffico, ricca di vegetazione, all’incrocio con la via Volta. Sotto una piccola quercia, tra un pungitopo e arbusti di arbelia e piracanta, c’è una scultura dalla foggia antica con la scritta IL BUE NELL’INSUBRIA, in realtà è un opera molto recente, realizzata nel 2011 dall’Artista Giorgio Bernasconi, conosciuto in paese come ul picasass de Vegònn e autore anche della scultura in serizzo, fregio dell’Arma dei Carabinieri, posta sotto l’alza bandiera nel giardino della locale caserma.
Mi sono chiesta il motivo della scelta di raffigurare il bue e la risposta l’ho trovata nel blog Aciate dello storico Giancarlo Vettore, una sorta di enciclopedia della storia di Azzate.
Pare che la rappresentazione di questo bovino è molto frequente in Val Bossa, vasta area attorno al lago di Varese che comprende i paesi di Azzate, Bodio Lomnago, Brunello, Buguggiate, Crosio della Valle, Daverio e Galliate Lombardo.
Attorno all’anno 1280 il nobile Egidio Bossi, penalista e membro del Senato di Milano fedele ai Visconti, era signore di Azzate e nel 1538 acquistò acquistò l’antico feudo chiamato Val Bodia che in seguito prese il nome derivante dalla casata. Il bue, già riprodotto nello stemma sul castello dei nobili Bossi, che rimasero feudatari di Azzate fino al XVII secolo, divenne quindi il loro emblema araldico, probabilmente ispirato al bue bianco della leggenda di Iside.
Azzate e la Val Bossa sono terre di quell’antica Insubria dove le rappresentazioni del bovino sono molto frequenti, forse per esaltare le virtù di questo animale, tipicamente docile, paziente, laborioso e sottomesso, che nel corso degli secoli è diventato un simbolo che ha portato a chiamare gli azzatesi i boeu da ‘Za.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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