TITANIC: quel tragico SOS captato da Artie Moore e ignorato.


Mi sono sempre chiesta quali fossero state le sorti del naufragio del Titanic, qualora il 15 aprile 1912 avessero dato credito a Arthur Moore. Ma chi era quel giovane gallese che armeggiava con strane apparecchiature che lui stesso costruiva ascoltando e trasmettendo segnali in codice Morse? La storia di Arthur Moore ha inizio nel 1887 a Blackwood nel Galles, quando nacque nel vecchio mulino risalente al XVII secolo, Gelligroes Mill, che sorgeva sulla riva sinistra del fiume Sirhowy. A seguito di un incidente, Artie, così veniva chiamato in famiglia, perse la parte inferiore della sua gamba destra e fu costretto a utilizzare un arto di legno per il resto della sua vita. All’età di 15 anni, utilizzando un tornio azionato dal mulino ad acqua, costruì il prototipo funzionante di un motore a vapore, con il quale partecipò al concorso della rivista The Model Engineer e ricevendo in premio il libro Modern Views Of Magnetism And Electricity di Sir Oliver Lodgeche sulle nuove scoperte del magnetismo ed elettricità e in particolare, sull’emergente sperimentazione delle trasmissioni senza fili, che a quei tempi stava destando molto interesse. Questo argomento entusiasmò Artie, al punto che in poco tempo iniziò ad erigere antenne filari in prossimità del rudimentale capanno adiacente al mulino, costruì un ricevitore a coesore, utile per rivelare i segnali Morse e un trasmettitore a scintilla, che usava per trasmettere, identificandosi con l’abbreviazione MNX.
Continuando a sperimentare, aveva affinato la sua conoscenza in materia di autocostruzione e ormai poteva contare su un ricevitore che gli permetteva di captare segnali provenienti anche da notevoli distanze.

Erano le 3:25 UTC del 15 aprile 1912, quando ricevette un debole ma chiaro segnale in codice Morse da parte da una nave in difficoltà: “CQD CQD SOS MGY Position 41° 44′ N 50° 24′ W. Require immediate assistance. Come at once. We have struck an iceberg. Sinking…. We are putting the women off in the boats.”
Nell’incredulità Artie trascriveva minuziosamente Il messaggio concitato: “We are putting the passengers off in small boats”.
E continuava: ”Women and children in boats, cannot last much longer.”
Terminava con un accorato appello lanciato dal suo coetaneo, Jack Philipps di Godalming nel Surrey, in quel momento operatore di bordo del Titanic e che poche ore dopo perì nelle gelide acque dell’Atlantico: “Come as quickly as possible old man; our engine-room is filling up to the boilers.”
Immediatamente Artie riferì le informazioni alla locale stazione di polizia, purtroppo senza essere creduto in quanto il Titanic era ritenuto “unsinkable“, inaffondabile.
Solo due giorni dopo, quando la stampa annunciò il naufragio del transatlantico britannico, venne riconosciuta la credibilità di Arthur Moore, ma ormai era troppo tardi. Artie ebbe una tale notorietà che nell’estate successiva suscitò l’interesse del Monmouthshire Education Committee che gli offrì una borsa di studio alla British School of Telegraphy di Londra, che gli permise di completare gli studi scientifici in merito alle trasmissioni senza fili.
La storia di Artie suscitò interesse anche a Guglielmo Marconi che si recò personalmente a Gelligroes per incontrarlo e parlare delle sue entusiasmanti sperimentazioni, che spinsero il padre della radio ad offrirgli un lavoro nella sua società come disegnatore.
Nel 1914 Artie venne trasferito al dipartimento di equipaggiamento navale della Compagnia Marconi e quando scoppiò il primo conflitto mondiale venne assunto come tecnico in “Ammiragliato raccordi speciali”, lavorando sulle navi mercantili che operavano in mare aperto, curando anche l’installazione di ricevitori e trasmettitori senza fili sulle navi da guerra.
Da quel momento in poi la carriera di Artie fu una escalation al successo. Nel 1918 assunse la direzione del nuovo reparto attrezzature navali nella sede di Liverpool della Marconi Company, dove venivano installati i trasmettitori più recenti e aggiornati, quindi nel 1923 fu trasferito dalla Marconi Company alla Marconi International Marine Communication Company di Avonmouth, dove venne nominato Manager e rimase fino alla pensione. I suoi continui studi e sperimentazioni lo portano anche a brevettare nel 1932 una forma antica di sonar, chiamata Echometer. L’anno successivo al suo pensionamento, avvenuto nel 1947 all’età di 60 anni e a causa della sua salute cagionevole, Artie lasciò Bristol per trasferirsi in Giamaica, dove pensava di rimanere fino alla fine dei suoi giorni, ma dopo solo sei mesi di permanenza sull’isola caraibica fece ritorno in Inghilterra, dove morì il 20 gennaio 1949 in una casa di cura di Bristol.
Sicuramente la tragedia del Titanic ebbe un ruolo importante nella vita di Arthur “Artie” Moore, diventò un pioniere delle trasmissioni senza fili ed è anche grazie al suo straordinario talento e all’evoluzione delle sue sperimentazioni se si è arrivati ad ottenere l’attuale ricetrasmettitore a doppia conversione supereterodina che usano milioni di radioamatori in tutto il mondo, senza contare ai vari impieghi della radio in ambito civile, militare e nelle comunicazioni di emergenza, fino alla tecnologia che permette di parlare con gli astronauti nello spazio.
Purtroppo la figura di Artie Moore continua a non ricevere il giusto riconoscimento per aver contribuito notevolmente al progresso delle comunicazioni senza fili.
Oggi, quella che fu la sua casa natale, Gelligroes Mill, è un mulino ormai dismesso e vi ha sede una fabbrica artigianale di candele. Solo grazie a un radioamatore gallese, Kevin Dawson (conosciuto nel mondo della radio come MW0KEV), fondatore della Artie Moore Amateur Radio Society e dell’Archivio Artie Moore, periodicamente viene allestita all’interno del mulino una piccola stazione radioamatoriale che trasmette con il nominativo MW0MNX, riprendendo le tre lettere che identificavano i segnali Morse di Artie.

Un sentito ringraziamento va allo scrittore Claudio Bossi, autore di diversi libri sul Titanic e del quale è considerato uno dei maggiori e qualificati esperti italiani, che molto gentilmente mi ha fornito le notizie ed immagini storiche. La sua grande passione per lo sfortunato transatlantico inglese lo ha portato a creare anche un interessante sito ricco di storia e fotografie d’epoca, TITANIC di Claudio Bossi , che consiglio di visitare.


Emanuela Trevisan Ghiringhelli (IZ2ELV- Membro A.R.M.I. A/333)

Una risposta a "TITANIC: quel tragico SOS captato da Artie Moore e ignorato."

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  1. Grazie Manu, non sapevo di Artie Moore,, ne’ di Bossi. Interessantissimo, e da approfomdire.
    Un aspetto particolare della viocenda, amnche Marconi, come poi Olivetti padre e fioglio, non badava ai titoli accademici ma ai fatti, ed assumendo e quindi aiutanto Artie Moore nello sviluppo della sua passione incentivo’ il progresso.

    "Mi piace"

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