Per San Valentin, la lodola fa il nidin


Oggi si festeggiano gli innamorati, legati dalla tradizione cristiana a San Valentino, il martire di Terni, festività istituita nel 496 da Papa Gelasio.
Una delle tante storie legate a questa festa narra di Serapia, fervente cattolica e Sabino, ce
nturione romano di fede pagana che si convertì al cristianesimo per amore. La controversia storia dei due giovani venne seguita da San Valentino che benedì le loro nozze e pregò per l’eternità del loro amore, dopo che Sabino scoprì la grave malattia di Serapia. I due innamorati morirono abbracciati e ancora oggi le loro ossa riposano in quella posizione.
Una delle origini di questa ricorrenza è da attribuire ai celti, festa del risvolto intimista e riferita a una esperienza interiore, che celebrava quell’Amore in completa sintonia con la natura, esprimendo il concetto di essere “vento nel vento” in unione con tutte le forme di vita del pianeta. Festeggiavano innalzando un grande palo guarnito di lunghi nastri colorati, addobbato con fiori di tutti i colori e attorno al quale danzavano. Lo stesso palo veniva poi innalzato nuovamente il primo giorno di maggio per la festa celtica di Beltane, dando vita a quello che divenne in seguito e in tutta Europa l’albero della cuccagna, che ancora oggi ritroviamo in alcune valli piemontesi.
Un’altra origine pagana di questa festa ha origine nel quarto secolo a.C., quando i romani, che adoravano il dio Lupercus, mettevano i nomi delle donne e degli uomini in un’urna e un bambino sceglieva a caso i bigliettini formando le coppie che per un anno intero avrebbero vissuto in intimità affinché il rito della fertilità si fosse concluso. Questa usanza venne soppressa dalla Chiesa e sostituita da “un santo degli innamorati”, identificato nel vescovo Valentino martire, morto circa 200 anni prima.
C’è anche la leggenda del miracolo di san Valentino che si avvicinò a due fidanzati che stavano litigando, donando loro una rosa e pregando per il loro amore. A quel punto il cielo si riempì di coppie di colombi che tubavano e volteggiando sopra i due giovani che fecero pace, dando così origine all’espressione di “piccioncini”, riferita agli innamorati.
A conferma di questo miracolo, a Tenna, frazione del comune svizzero Walser di Safiental e dove vivono poco più di 100 anime, sorge la visitatissima chiesa del XV sec. dedicata a San Valentino, che tra i fregi che corrono lungo il soffitto di legno, risalenti al XVIII secolo, ci sono due colombi rivolti l’uno verso l’altro, volatile preferito dalla dea Afrodite, simbolo di amore eterno.
Non da ultimo ci sono i simpatici innamorati di Peynet a simboleggiare la festa di San Valentino, nati nel 1942 a Valence, dove l’artista viveva con la moglie Denise e la figlia Annie. Una sera Peynet stava aspettando il treno per Clermont Ferrand e venne rapito dalla musica melodiosa di un violinista dalla lunga chioma che proveniva da un chiostro nei pressi della stazione, dove ad ascoltarlo c’era una ragazza con aria assorta e spensierata. Questa scena fece immaginare al vignettista della rivista Ric e Rac una storia d’amore tra la giovane e il musicista, che fece scaturire dalla sua matita quella che divenne la più famosa e romantica coppia di fidanzatini.

….e che sia una meravigliosa domenica di San Valentino per tutti!

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

3 risposte a "Per San Valentin, la lodola fa il nidin"

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