Nella Giornata del Ricordo un libro per non dimenticare le foibe e Norma Cossetto.


Forse è vero che invecchiando si ritorna bambini. Mi sento tutt’altro che vecchia, tra qualche giorno avrò sessantun anni, ho superato abbondantemente la mezza età e sono consapevole che ho davanti meno primavere di quante possa ricordarmene.
Se analizzo il mio ritornare bambina, oltre a stupirmi per le cose semplici della vita, ho una gran fame di conoscenza. Ogni giorno mi chiedo almeno un perchè, al quale cerco di dare una risposta documentandomi e leggendo molto.
Ho appena terminato di leggere un libro bellissimo, I cento veli di Massimiliano Comparin, sicuramente il romanzo giallo più ben scritto che mi sia mai capitato tra le mani.
Non si tratta di una novità editoriale, la prima pubblicazione risale al 2010, un libro non è mai vecchio e ritengo sia una storia senza tempo da leggere e soprattutto rileggere per mai dimenticare il massacro delle foibe, magistralmente documentato da Comparin grazie alla testimonianza che da raccolto da Mario Viscovi, un esile istriano del secondo Dopoguerra.
Il romanzo ha inizio a Milano, dove vive e lavora Alessandro Maiocchi, giovane manager rampante e viveur, fidanzato con Gaia, una bella mula originaria di Trieste che improvvisamente scompare nel giugno del 2007 senza lasciare alcun apparente indizio. Sembra sparita nel nulla, nessuno l’ha sentita, non risponde al cellulare e Alessandro si rende conto di non aver dato la giusta importanza al loro rapporto al punto di conoscere ben poco della vita della sua ragazza. A lui tocca il compito di avvisare la famiglia di Gaia della scomparsa della figlia, pur non avendo mai avuto precedenti contatti e di sporgerne denuncia alla locale caserma dei Carabinieri, dove incontra quel maresciallo Cantoni, con il quale instaura un rapporto di reciproca fiducia che poi decadrà nei confronti di Maiocchi.
Pieno di rimorsi e a seguito del ritrovamento di alcuni files sul computer portatile di Gaia, Alessandro parte per Trieste dove vuole seguire le tracce fino a quel momento a lui incomprensibili e contenute in una cartella nominata con una serie di numeri che apparentemente non hanno alcun senso.
Trieste viene descritta da Comparin con tratti quasi poetici da far innamorare anche chi non ha mai messo piede nella città dei matti. Una descrizione coinvolgente, che fa prevalere il profumo del mare su quello delle pagine del libro tra le mani del lettore.
In quella che fu l’antica Tergeste, Maiocchi s’imbatte anche nella sparizione di Marco, amico di Gaia e inizia a sbrogliare un’ingrovigliata matassa che lo porta a intraprendere un viaggio a ritroso nel tempo, a scovare tra gli orrori delle foibe per poi arrivare alla più tragica e inaspettata scoperta che mai avrebbe immaginato.
Tra tutte la documentazione storica presente nel libro, quella che mi ha più colpito ed emozionato è il capitolo trentasette che racconta la vicenda di un’eroina, Norma Cossetto, la ventiquattrenne studentessa universitaria istriana che nella notte tra il 4 e 5 ottobre 1943 venne barbaramente torturata e stuprata da 17 giovani aguzzini, quindi gettata in una foiba, presumibilmente ancora viva, dai partigiani di Josip Broz, passato alla storia come Maresciallo Tito.
Consiglio vivamente questo appassionante romanzo thriller, che come in un perfetto intarsio, ben inserisce pagine di storia delle foibe, un orrore nei confronti dell’umanità che per troppo tempo è stata la congiura del silenzio.

Conosco e stimo molto l’autore, Massimiliano Comparin, con il quale ho avuto il piacere di collaborare nell’anno che sono stata consigliere con delega alla Cultura del Comune di Buguggiate. Grazie a lui ho potuto organizzare per i giovani buguggiatesi due eventi culturali di spessore e gli sarò sempre grata per il suo aiuto e la sua grande disponibilità, nonostante fosse seduto ai banchi dell’opposizione.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

2 risposte a "Nella Giornata del Ricordo un libro per non dimenticare le foibe e Norma Cossetto."

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  1. Negli anni 60 il silenzio sulle foibe era una delle cose che piu’ mi faceva rabbia.
    Avevo scoperto cosa fossero per caso, da una lettera quasi invisibile tra la posta dei lettori, dell’allora presidente della associazione dei profughi istriani al corriere della sera, in cui ne parlava.

    E’ stato difficile documentarmi, era il classico mucchietto di polvere ben nascosto sotto al tappeto, dalla democrazia e dalla opportunita’ politica. Questa ultima in particolare era quella che piu’ mi irritava, insopportabile.
    Ricordavo quei fogli, che circolavano copiosi alle prime elezioni del dopoguerra, la campana col motto “la verita’ vi rende liberi”.
    Si certo: liberi di nasconderla sotto al tappeto perche’ conviene, moderno “si sa ma non si dice” della “gente perbene”, tra cui la tanta gente falsamente a modo, la cui presenza dava reazioni allergiche alla mia pelle ed alla mia anima, ancora da bambino, insofferente, e gia’ da futuro adolescente ribelle in ogni fibra. Come anche le foibe, e poi le storie di quei poveri profughi istriani, di cui quello accaduto alla stazione di Bologna fu solo un singolo, ma non isolato, episodio. Come e’ civile, la politica.

    La guerra e’ guerra, nella anomala normalita’ della sua tragedia e delle sue barbarie, di cui le foibe furono solo una delle tante, troppe. Ma il silenzio della societa’, dei media, dei politici, e tristemente della gente comune che sapeva, ma che forse taceva perche’ voleva solo passare oltre quel male, poveretta, era quello che mi feriva e mi bruciava.

    La vita e’ maestra, e non solo di bello e di bene: cosi’ poi ebbi modo di vedere, e talvolta purtroppo di vivere sulla mia pelle, tante altre vicende, e di ridimensionare la mia rabbia di allora in un piu’ pacato sentire, di vedere tutti i diversi significati, deviati e non, della parola dignita’, in questa povera umanita’ intrisa di un male dal quale solo raramente sa liberarsi; e di conoscere il vero doloroso significato di empatia.

    Comprero’ quel libro, che non conosco, certo che sara’ una lettura non banale, valida e non futile. Grazie.

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  2. Il libro e’ arrivato. Ora e’ in coda, appena avro’ terminato quello che sto leggendo ( Ivano Fosaneli, Verso l’Argentina, storico della emigrazione ticinese , Dado’ editore) tocchera’ a lui. Un saluto, Augusto

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