Spesso si incontra il proprio destino sulla strada presa per evitarlo – Jean De La Fontaine


Da quando è scoppiata questa pandemia mi chiedo se veramente esiste il destino e se anche questo si è globalizzato, privando della vita milioni di persone in tutto il mondo per mano del Covid-19.
Quante volte ho commentato certi episodi con la solita frase, era (o non era) il suo destino e forse in questi momenti di pandemia è più che mai attendibile il pensiero di Carl Gustav Jung in merito alle dinamiche che capitano nella nostra vita che ben ha espresso con la citazione “Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino”.
La tesi di Jung è condivisa anche dallo psicologo italiano Claudio Widmann, che in merito al rapporto tra inconscio e destino scrive: “…  il destino è immaginato come una forza sconosciuta, i cui disegni non sono condivisi e il cui senso sfugge alla comprensione, di fronte a cui l’uomo è impotente e che spesso finisce per assecondare suo malgrado…”.
Ho sempre portato come esempio degli strani casi della vita che cambiano improvvisamente quello si pensava fosse destino, citando ciò che è accaduto ad un amico imprenditore.
Faceva molti viaggi di lavoro all’estero e spesso acquistava biglietti aerei “aperti” per conciliare al meglio gli impegni con gli orari dei voli e così è stato anche quel 8 ottobre 2001, quando aveva pianificato di prendere il primo volo in partenza da Linate per Copenhagen, ma quando la mattina molto presto si sveglia, accusa un lieve malessere quindi opta di ritardare la partenza prendendo uno dei voli successivi da Malpensa, aeroporto tra l’altro più vicino alla sua abitazione.
Se avesse preso il volo di Linate forse il suo nome avrebbe allungato la tragica lista delle 118 persone che persero la vita in quello che fu il più grave disastro aereo mai avvenuto il Italia.
Trascorrono solo 16 giorni e il mio amico è di ritorno da un viaggio di lavoro nella Svizzera tedesca, questa volta è in auto e sta percorrendo l’autostrada A2. É partito all’alba quella mattina e percorsi molti chilometri pianifica di fermarsi per riposare e fare colazione prima di imboccare il tunnel del Gottardo, ma i programmi radiofonici lo distraggono e anziché uscire dall’autostrada a Göschenen, prosegue ed entra nella lunga galleria di quasi 17 km.
I limiti di velocità fan sì che la si percorra in circa 15 minuti e giunto in prossimità dell’uscita scorge dello specchietto retrovisore il bagliore di quello che è stato il più grave incidente della storia di quel tunnel e che è costato la vita a 11 persone.
Quando mi raccontò questi due episodi gli dissi che sicuramente in entrambi i casi non era il suo destino e forse fu proprio grazie al suo inconscio che non risultò attore di una tragedia.
E’ molto difficile ipotizzare come abbia giocato il destino delle persone che hanno perso la vita per Covid-19, sta di fatto che si è presentato loro per mano di persone che per leggerezza e incompetenza hanno cambiato le sorti di un mondo che sembrava invulnerabile.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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