Storie di vita e tradizioni sulle rive del Ticino all’Età del Ferro


Oggi desidero parlare di un libro che acquistai qualche anno fa all’Insubria Festival di Mercallo con Casone. Da sempre attratta sui testi che trattano la storia della mia Heimat, termine tedesco che non ha un traduzione ben definita nella nostra lingua ma un’insieme di significati quali piccola patria, territorio in cui si è nati o cresciuti o legati da particolari affetti, quegli affetti che mi legano all’Insubria. Mi apparve subito evidente che si trattasse di un testo per ragazzi, ma ritengo che la cultura non ha età, quindi non esitai ad acquistare quest’opera di Gilberto Oneto, scrittore di storia identitaria. Nelle 72 grandi pagine del libro illustrato con i bellissimi disegni a cura della moglie dell’autore, l’artista Daniela Piolini, con una sorta di macchina del tempo Oneto riporta il lettore all’epoca dell’Età del Ferro, nei luoghi dove il lago Maggiore defluisce nel Ticino ed ancor oggi si possono visitare i resti delle tante testimonianze della cultura golasecchiana. La storia è narrata in prima persona da Vikhu, il nostro piccolo amico celta che ben descrive il luogo dove vive, l’abitato sulle strade principali ed in prossimità degli approdi delle imbarcazioni, degli edifici commerciali, dei magazzini e delle coperture di stoccaggio delle merce che venivano commercializzate in tutta Europa grazie alle vie fluviali. Una sorta di vocazione quella di Castelletto Ticino, zona morenica a cui si riferisca l’abitato di Vikhu, che anche nel XXI° secolo ospita sempre un maggior numero di centri commerciali. Molto interessante è anche la descrizione delle case, muretti in pietra sui quali poggiava una struttura in legno che formava un unico vano a pianta rettangolare, una specie di open space dei giorni nostri con un soppalco per i giacigli. Poi c’è il capitolo dedicato al sacro e profano, ai rituali legati alle fasi stagionali officiate dai Druidi, le quattro grandi feste. Samonions che si celebrava dal 31 ottobre alla sera del 1° novembre, il momento di radunare le greggi nei recinti invernali, Imbolc il 1° febbraio, quando si allentava la morsa invernale ed aumentavano le ore di luce, le Beltane il 1° maggio per salutare la primavera ed il ritorno delle greggi nei pascoli e infine Lughnasa il 1°agosto, rituale legato al raccolto. Grande importanza era data all’astronomia , all’osservazione del cielo, del sole e delle stelle, al culto di Cernumsos, divinità con corna di cervo ritenuto il Signore degli Animali e all’adorazione dell’Albero Sacro o Albero della Vita, che ogni comunità aveva al centro del territorio e al quale venivano appesi piccole sculture, amuleti e pietre colorate in segno di devozione. Veniva data molta importanza al mondo dell’aldilà, i luoghi di sepoltura venivano indicati dai Druidi dopo un accurato studio e la classe dominante seppelliva i propri cari nei cromlech, tombe a tumulo del diametro di circa 10 metri con recinti di ciottoli e corridoio di accesso, i cui resti sono ancora visibili nei pressi di Golasecca, in località Monsorino, poco distante dalla riva del Ticino. Altri interessanti capitoli non meno interessanti completano questo libro, reso ancora più affascinante dalle tante illustrazioni che ricordano l’arte naïf, che sicuramente è in grado di catturare l’attenzione anche di lettori adulti, soprattutto di coloro che vivono nel territorio insubre e vogliono approfondire la conoscenza della storia della propria Heimat in modo molto piacevole.

Consiglio vivamente questo libro sia come arricchimento della propria biblioteca personale o come strenna per l’imminente Natale, acquistandolo direttamente nel sito di Pietro Macchione Editore.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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