Anche questo ho imparato dal fiume: tutto ritorna!


Ho finito di rileggere Siddharta, ho perso il conto di quante volte l’ho letto e non perché sia dura di comprendonio. Ogni volta che mi immergo nella lettura di quello che reputo sia il capolavoro di Hermann Hesse, vedo con occhi diversi la storia di questo ragazzo indiano che lascia la casa paterna alla volta di un viaggio in quel mondo dal sapore amaro che lo facesse diventare vuoto di desideri, di sogni, di gioia e di dolore, alla ricerca del grande mistero che avrebbe destato lo stato più profondo dell’essere. Da ogni lettura ne esco sempre arricchita nello spirito, come se avessi letto un testo sacro. Il suo volersi immedesimare con la meditazione in tutte le creature e tutto ciò che incontrava nel suo peregrinare nel bosco, il suo rapporto con l’amico Govinda, l’incontro con Gotama, il Buddha che è disceso nell’intimo di se stesso e che gli ha portato via quell’amico fraterno che fino a qual giorno aveva creduto in lui ed ora lo lasciava per seguire il Sublime. Poi nella vita di Siddharta entra Kamala che ponendo il piede destro sul sinistro, facendo quel movimento che usavano le donne per invitare gli uomini al godimento dell’amore e che i libri di dottrina chiamavano l’arrampicata sull’albero, fece conoscere a Siddharta la sua virilità ed ebbe da lui un figlio che chiamò con il suo stesso nome. La parte che più ho apprezzato in quest’ultima rilettura sono gli insegnamenti del barcaiolo Vasudeva con cui Siddharta andò a vivere imparando ad ascoltare il fiume, da quel bene discendente che è l’acqua sempre alla ricerca del profondo. Il fiume gli riportò Kamala che stava andando ad incontrare il Buddha e lì morì morsa da un serpente, lasciando a lui il figlioletto che una volta cresciuto lo lasciò per cercare la sua strada nel mondo. E alla fine il fiume gli riportò anche l’ormai vecchio amico fraterno Govinda.
Rileggerlo a 60 anni è stata una sorta di meditazione, una continua riflessione che quando apprezzo le piccole ma grandi cose che la vita mi offre ogni giorno raggiungo quello stato di benessere interiore che chiamo felicità.

La maggior parte degli uomini, Kamala, sono come una foglia secca, che si libra e si rigira nell’aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c’è vento che li tocchi, hanno in se stessi la loro legge e il loro cammino. Siddharta

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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