Dedicato a te, che sei uscita di scena in punta di piedi


Non dimenticherò mai quel 29 settembre 2016. Sei arrivata in ufficio elegantissima come non mai, quell’abito che sembrava dipinto sulla tua figura minuta e snella, l’immancabile tacco 12 e l’impeccabile trucco, quasi ti aspettasse un appuntamento importante.
Quando ci annunciasti che nel pomeriggio ti saresti presa mezza giornata di ferie, stavo quasi per chiederti con ironia se fossi stata invitata a un matrimonio, ma sapevo benissimo che non permettevi a nessuno di invadere la tua sfera personale e se qualcuno ti chiedeva qualcosa, la tua risposta non corrispondeva mai alla verità, una bugia detta sempre con il sorriso sulle labbra per far intendere una complicità che non esisteva, blindando quella tua vita privata che volevi apparisse come un’isola felice, anche se a posteriori penso non fosse così.
Non avrei mai e poi dubitato che avevi deciso di scrivere la parola fine alla tua vita in un caldo pomeriggio di fine settembre, pianificando minuziosamente ogni dettaglio, scegliendo un luogo a te molto caro per uscire di scena in punta di piedi.
Con i tuoi abiti molto eleganti, i capelli sempre in ordine, le tua perfezione nel truccarti volevi trasmettere l’immagine di una donna appagata e forte, sempre impeccabile e fiera di sfidare il mondo. Non toglievi mai la tua maschera, il tuo viso era sempre lo stesso, non una smorfia di dolore anche quando non ti sentivi bene. Solo nell’ultimo mese della tua vita avevi mostrato alcuni lividi sulle braccia e ci è parso strano che non avevi fatto nulla per nasconderli come era nel tuo stile. Forse era stato il tuo grido d’aiuto silenzioso che nessuno è stato in grado di percepire. Come molte persone impenetrabili scrivevi sempre in stampatello anche gli appunti presi frettolosamente durante le telefonate, al punto che pensavamo non fossi nemmeno in grado di scrivere in corsivo, dubbio dissipato dall’ultimo foglietto reperito nel tuo cestino, una frase indecifrabile e senza senso. Chissà, forse il tuo non è stato nemmeno un gesto estremo ma qualcuno ha voluto sembrasse tale, comunque sia andata, sei anche tu una vittima di quel femminicidio che spesso non uccide per mano di una terza persona, ma da una costante violenza psicologica che toglie la voglia di vivere.  R.I.P.

Emanuela Trevisan Ghiringhelli

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